La rimozione del passato è un carattere saliente del discorso politico e sociale del nostro paese e ci si ritrova a ripeterlo continuamente quando verifichiamo come non si riesca a raggiungere una memoria collettiva e condivisa, denominatore comune su cui costruire un paese “normale”.

Ad esempio il fatto di essere stata la nostra Italia un sedicente, seppure modesto nei risultati, impero coloniale dovrebbe ricordarcelo almeno la vicenda libica, da tempo protagonista di molte ansie nazionali, ormai cronicamente destabilizzata dalla caduta del suo “colonnello” e canale di transito principale dei disperati in fuga dal continente nero: ma le nostre (pesanti) responsabilità del periodo mussoliniano nel Corno d’Africa e le conseguenze drammatiche che quei paesi – Eritrea, Etiopia, Somalia, – ancora oggi portano su di sé- sono pallidi fantasmi nella nostra memoria, anche scolastica. Io ricordo, confusamente, nei libri di storia di medie e liceo, qualche riga e qualche nome in grassetto: Massaua, Adua, Addis Abeba, Macallè, etc. senza alcuna riflessione critica o ragionamento degli insegnanti su cosa quel periodo avesse comportato in termini di responsabilità collettiva.

E ancora oggi il desolante nostro dibattito politico evoca i presunti guasti neocoloniali francesi a causa del franco CFA adottato da 14 paesi africani, dai quali peraltro l’emigrazione è modesta o, con più ragione certamente la polemica sulla guerra dichiarata da Sarkozy a Gheddafi a cui peraltro ci siamo di fatto accodati, ma si guarda bene dall’approfondire in maniera meno superficiale la totale mancanza di una politica nostra di approccio alla questione africana e un contributo nostro positivo ad una svolta nelle politiche europee unilaterali.

Per questo ho trovato opportuno, oltre che di godibilissima lettura, il libro pubblicato da Sellerio e scritto a 6 mani da tre storici “dilettanti”, l’”internazionalista” Marco Cosentino, il “business lawyer” Domenico Dodaro e il penalista Luigi Panella.

Da accuratissimi studiosi hanno compulsato gli archivi ministeriali, finalmente liberati dai vincoli di riservatezza sui fatti di quell’epoca e hanno ricavato un materiale così abbondante e stimolante ( estratto da lettere, telegrammi, rapporti militari, ordini di servizio, verbali di interrogatori) da costruire una vicenda che rievoca gli eventi in Etiopia del 1937, quindi l’anno successivo alla proclamazione dell’Impero da parte di Mussolini e alla nomina a Vicerè di Etiopia di Rodolfo Graziani.

La storia prende le mosse da un attentato subito da Graziani che incarica un integerrimo magistrato militare, Vincenzo Bernardi, affiancato dal fidato tenente Valeri e da un gruppo scelto di truppe indigene denominate “Penne di Falco”, di investigare su un losco ufficiale dell’esercito coloniale italiano, il capitano Corvo, sospettato di raid a scopo di razzia delle popolazioni sottomesse. Un personaggio questo Corvo, che comparirà solo nelle ultime pagine del libro e che inevitabilmente ci fa riecheggiare l’indimenticabile personaggio del colonnello Kurtz del conradiano “Cuore di Tenebra”.

La spedizione parte e la narrazione assume il connotato di un romanzo di avventura attraverso il paesaggio ostile , sia per la natura del territorio che per la insidie degli etiopi insorti, gli “abergnoch” che solo la propaganda fascista dell’epoca descriveva come pacificati e sottomessi. Il corpo di spedizione procede fra attentati, agguati, marce forzate contrappuntate dai bollettini scambiati con i comandi che sottolineano solo la ipocrisia e la scarsa trasparenza sui reali obiettivi della missione. Infatti, dietro l’apparente obiettivo della missione, si nasconde una trama che coinvolge gli alti comandi in Italia del corpo di spedizione, decisi a destituire il Vicerè Graziani con Amedeo d’Aosta.

Il racconto permette di mettere meglio a fuoco la reale natura di quell’avventura coloniale, fatta purtroppo di episodi inqualificabili di violenza e di stupri su donne considerate essenzialmente schiave sessuali e che , se non del tutto sorprendenti, sono comunque confermate da questo libro come testimonianze uscita da documenti ufficiali. L’incontro di Bernardi con Corvo permetterà di appurare la verità nascosta della vicenda ( ed è l’unica parte per la quale gli autori dichiarano di avere solo potuto esporre una loro ipotesi deduttiva dai documenti disponibili, molto probabilmente assai vicina alla verità storica).

Restano, come eroi positivi, i due ufficiali, Bernardi e Valeri, dei quali, nell’epilogo conosciamo anche la conclusione amara della loro vicenda professionale e affettiva che, nel corso del romanzo, fa da contrappunto nostalgico alla marcia di avvicinamento al cuore di tenebra italiano.

E forse davvero, nel nostro paese il cuore di tenebra sembra fuori contesto rispetto al come quelle vicende furono vissute, perlomeno per come ce le ha raccontate il solito impareggiabile Camilleri nei due suoi romanzi : “La presa di Macallè” e “Il nipote del Negus”.

Il registro del grottesco portato ad un irresistibile eccesso, soprattutto nel primo libro con il protagonista Michelino, bimbetto precoce che scopre i primi piaceri sessuali con la cuginetta e che ha una erezione solo all’udire la voce tonitruante del Duce alla radio , potrebbe persino apparire una scivolata di cattivo gusto, per come è insistita la trama boccaccesca in cui l’autore ci immerge e nella quale cascano praticamente tutti i protagonisti, dal padre gerarca del paese alla madre che tresca con il prete e alla cugina adolescente che si infila nel letto del Michelino trascurato dai genitori.

Eppure , se ci si riflette, l’eccesso non indebolisce affatto la vividezza e la credibilità di quei ritratti di una italietta piccola e prona al potente di turno, ipocrita e imbelle nelle autorità religiose e pubbliche, senza dignità e capace di solo di sostituire al pensiero i muscoli come requisito principale della capacità di governo.

 

I fantasmi dell’Impero di Marco Cosentino-Domenico Dodaro-Luigi Panella

Editore: Sellerio Editore Palermo

Anno edizione: 2017

Pagine: 542

 

Il Nipote del Negus di Andrea Camilleri

Editore: Sellerio Editore Palermo

Collana:  La memoria

Anno edizione: 2010

In commercio dal: 25 marzo 2010

Pagine:  277 

 

La presa di Macallè di Andrea Camilleri

Editore:  Sellerio Editore Palermo

Collana:  La memoria

Anno edizione:  2003

In commercio dal:  26 settembre 2003

Pagine:  274