Secondo gli inquirenti quello che sarebbe diventato assessore regionale del Piemonte sapeva che stava avendo a che fare con la criminalità organizzata. Per i magistrati Roberto Rosso per le elezioni del 26 maggio 2019 stipulò un “patto di scambio” che consisteva nel pagamento di una somma di 15 mila euro. In cambio la promessa di un “pacchetto di voti”.

Rosso questo patto lo avrebbe stretto con Enza Colavito e Carlo De Bellis, altri due degli arrestati oggi dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta che ha portato a otto persone in manette. L’operazione “Fenice” ha visto impegnati 150 uomini delle Fiamme Gialle , coordinati dal Direzione Distrettuale Antimafia di Torino.

Come detto otto le misure cautelari in carcere emesse dal GIP, a carico di soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, reati fiscali per 16 milioni di euro.

Sequestrati per milioni di euro su 200 imprese, immobili e conti correnti eseguiti non solo in Piemonte, ma anche in Sardegna, Sicilia, Lombardia, Lazio, Toscana e Campania. Dentro l’inchiesta sono finiti Onofrio Garcea, Francesco Viterbo, il noto imprenditore torinese Mario Burlò, Enza Colaviro e Carlo De Bellis. E appunto l’assessore della Giunta Cirio, Roberto Rosso.

Mario Burlò, 46 anni di Moncalieri, con la sua azienda, la OJ Solution, che opera nel settore del facility management, è main sponsor di alcune società sportive in Italia, tra cui la Basket Torino e la Auxilium Torino fallita nei mesi scorsi

Per gli inquirenti Rosso non poteva non sapere con chi avesse a che fare durante la mediazione. «Dalle indagini è emersa la piena consapevolezza del politico e dei suoi intermediari circa la intraneità mafiosa del loro interlocutori».

«Secondo le risultanze delle indagini Roberto Rosso è sceso a patti con i mafiosi. E l’accordo ha avuto successo», ha spiegato Francesco Saluzzo, procuratore generale del Piemonte,  Gli investigatori hanno documentato – anche con immagini – diversi incontri tra Rosso e alcuni presunti boss, tra cui Onofrio Garcea, esponente del clan Bonavota in Liguria, anche in piazza San Carlo a Torino.

Si è arrivati a Roberto Rosso grazie a intercettazioni appostamenti e indagini che hanno provato gli incontri con Rosso e gli intermediari Colavito e Garcea. L’operazione Fenice è la prosecuzione dell’operazione carminius che aveva già portato nel marzo 2019 all’esecuzione di 40 provvedimenti cautelari. “Fenice” prova come velocemente l’organizzazione stesse riorganizzandosi sul territorio con il Garcea e il Viterbo, entrambi “sfuggiti” all’operazione precedente ma sulle cui tracce erano gli inquirenti. Una mafia che secondo il generale Giuseppe Grassi della Guardia di Finanza diventa sempre più un’agenzia di servizi conto terzi. Anche per il politico che “acquista” un pacchetto di voti. Cio che è emerso è che come sottolineato dal generale «tutti sapevano cin chi avevano a che fare». Rosso avrebbe versato la sua quota in due tranche la prima di circa cinquemila euro e la seconda di 2900.

foto di Rosanna Caraci