«L’arresto del capogruppo in Comune di Fratelli d’Italia e assessore in Regione, Roberto Rosso, getta un’ombra scura sulle elezioni regionali in Piemonte della scorsa primavera». Non ha dubbi la capogruppo del Movimento Cinque Stelle, in consiglio comunale a Torino, Valentina Sganga, che commenta l’operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di otto persone tra cui l’assessore regionale e consigliere comunale Roberto Rosso, accusato di aver pagato un pacchetto di voti alla ‘Ndrangheta.

Spiega Sganga: «Prima di qualsiasi riflessione su quanto fare ora, penso sia necessario manifestare la mia solidarietà ai consiglieri regionali che vedono macchiata la propria elezione da chi, cercando il voto della ‘ndrangheta, scredita il lavoro quotidiano degli amministratori pubblici.  Non è questa la politica per la quale ci impegniamo e spero che tutte le forze politiche mostrino disponibilità ad aprire una riflessione su quanto sta accadendo».

«Le indagini in Valle D’Aosta, Calabria e ora Piemonte – continua la capogruppo  – sono un campanello d’allarme fortissimo su quanto la criminalità organizzata stia facendo per infiltrare la politica e l’imprenditoria in territori colpiti dalla crisi economica. Il problema del credito e del reperimento delle risorse per fare investimenti in Piemonte è drammatico e purtroppo alcuni imprenditori hanno scelto la strada più facile di usare i soldi sporchi della ‘ndrangheta. Sembra che altrettanto stiano facendo i politici e questo per me, da torinese di origine calabrese, è inaccettabile».

«Ci sono migliaia di donne e uomini in Calabria, come in Piemonte, che ogni giorno si impegnano nella battaglia per la legalità e la buona amministrazione della cosa pubblica, dobbiamo rivendicare tutto ciò con orgoglio e ringraziare le forze dell’ordine e la magistratura che si impegnano nella lotta contro la criminalità organizzata.
Purtroppo sono verità scomode, che molti fingono di non sentire, ma è necessario gridare ancora una volta e sempre più forte che “la mafia è una montagna di merda”», conclude Sganga.