L’ultimo bilancio della tragedia avvenuta nel canale di Sicilia tra la notte di sabato e domenica parla di circa 800 vittime. Stando alle prime ricostruzioni, ci sarebbe stata una collisione tra il barcone che trasportava i migranti e il mercantile King Jacob, avvicinatosi per portare i primi soccorsi ai passeggeri: la responsabilità sarebbe da imputare ad uno degli scafisti che, nel tentativo di non farsi riconoscere, avrebbe sbagliato manovre. Le forze dell’ordine, tuttavia, sono già riuscite ad identificare due persone, il comandante tunisino dell’imbarcazione e il suo assistente siriano, accusati ora di omicidio colposo plurimo, naufragio e favoreggiamento d’immigrazione clandestina.
Mentre la guardia costiera è ancora al lavoro, sperando nel miracoloso ritrovamento degli ultimi sopravvissuti, si moltiplicano gli interventi degli esponenti della politica nazionale e internazionale. Nel corso di una conferenza stampa congiunta con il primo ministro di Malta, Matteo Renzi ha esordito affermando la necessità di un “cambio di obbiettivi” per tentare di fermare quella che si presenta ormai come una vera e propria tragedia umanitaria.

Al centro dell’azione dei governi internazionali, spiega il premier, dev’esserci la volontà di bloccare le organizzazioni criminali che stanno alla base di questi viaggi della morte, quei soggetti che il presidente del Consiglio ha definito gli “schiavisti del XXI secolo”. Il problema, ha rincarato Renzi, non è il soccorso in mare, che esiste già nella missione europea Triton e prima ancora con la missione italiana Mare Nostrum. Gli fa eco il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni che afferma: «L’ultima tragedia è avvenuta non perché mancassero i soccorsi, ma perché i trafficanti avevano stipato un’imbarcazione non in condizione di tenere il mare».
Il problema, ha spiegato Renzi, deve essere risolto alla radice: in Libia. Esclusi sia  l’intervento via terra (troppo pericoloso) che un blocco navale (che si trasformerebbe in un servizio taxi per gli scafisti), l’idea del governo italiano sarebbe quella di trovare soluzioni tecniche, come la distruzione dei barconi e delle carrette del mare utilizzate per le traversate, ipotizzata dal ministro Federica Mogherini.
È necessario però che vi sia alla base un accordo internazionale, con il sostegno di Ue e Onu. Per questo il governo italiano ha chiesto e ottenuto un vertice straordinario dei paesi membri dell’Unione Europea per giovedì prossimo. Il commissario europeo per l’immigrazione ha già annunciato un piano in dieci punti, mentre Gentiloni ha spiegato che sottoporrà alla comunità internazionale un documento costruito su tre nodi fondamentali: un contrasto deciso ai trafficanti di esseri umani, Triton e una nuova regolamentazione comunitaria in tema di diritto d’asilo che vada a colmare le lacune di Dublino II.

Questa volta Bruxelles sembra aver preso sul serio la richiesta d’aiuto italiana. Da Germania, Gran Bretagna, Grecia, Francia e Danimarca è arrivato il pieno sostegno a Renzi. Per la prima volta il premier francese Francois Hollande ha ammesso che l’Europa non si è dimostrata all’altezza della situazione. Ci sono volute ottocento vittime, per ottenere questa riflessione.