di A.D.

Nessuna rottura per carità. Probabilmente si tratta solo di punti di vista diversi amplificati dai social. Resta il fatto che mentre il Consigliere comunale pentastellato Damiano Carretto rispedisce al mittente, con la sua consueta decisione, l’idea delle Olimpiadi invernali 2026 a Torino, il suo collega di partito e in consiglio Marco Chessa invece la pensa in un modo molto diverso. Poche righe quelle del Carretto: «Olimpiadi 2026 a Torino? Non mi pare che oggi sia il 1 aprile. Chiunque abbia messo in giro questa voce si è dimenticato che a Torino governa il Movimento 5 Stelle fino al 2021». La risposta di Marco Chessa sotto il post è: «A me, invece, non dispiacerebbe avere un’occasione simile. Sia per la formula in coabitazione con un’altra città che può creare delle interessanti sinergie nel periodo pre e post olimpico, sia per il fatto che potrebbe essere l’occasione per ridare nuova vita agli impianti in uno stato di abbandono e riprogrammarli per un utilizzo idoneo a competizione terminata. Io dico sì alle Olimpiadi, a patto che siano economicamente sostenibili e trasparenti. Ps: la candidatura va presentata nell’arco di questa consiliatura. A prescindere da come andranno le cose abbiamo la possibilità di lasciare in dono alla città una speranza di futuro».

A Damiano Carretto non resta che rispondere con un provocatorio: «Chiamparino esci da questo corpo».

Invece Chessa, che di sport e politica se ne intende, spiega la sua posizione: «Olimpiadi invernali del 2026 a Torino? Perchè no. Negli ultimi giorni è rimbalzata su alcune testate giornalistiche la possibilità di una candidatura di Torino come una delle città organizzatrici per le Olimpiadi invernali del 2026», scrive.

E continua: «Personalmente la trovo un’occasione da prendere seriamente in considerazione. Sia per la formula in coabitazione con altre città, che può creare delle interessanti sinergie nel periodo pre e post olimpico, sia per il fatto che potrebbe essere l’occasione per ridare nuova vita agli impianti delle Olimpiadi del 2006 che versano in uno stato di abbandono o degrado, in modo da poterli finalmente riprogrammare per un riutilizzo efficace a competizione terminata».

Aggiunge Chessa: «Negli ultimi mesi, la notizia della rinuncia di Stoccolma alla competizione è sembrato confermare le difficoltà relative ai costi economici da sopportare per l’organizzazione di un evento del genere. In un mondo in continua e preoccupante evoluzione, i Giochi e l’ideale olimpico rappresentano un messaggio di stabilità e di pace, a differenza del mondo economico e politico. Le Olimpiadi sono, al momento, l’unico evento che riesce a tenere il mondo unito sotto lo stesso tetto».

«Le procedure del CIO per potersi candidare forniscono strumenti a chi sostiene che ci siano troppe spese e troppe complicazioni: per questo io dico sì alle Olimpiadi, a patto che esse siano realmente sostenibili economicamente e caratterizzate dalla massima trasparenza. Come città, avremmo il vantaggio di avere a disposizione una impiantistica relativamente recente e il know-how necessario per gestire al meglio l’eventuale impegno».

Conclude Marco Chessa: «Pertanto, credo si debba valutare attentamente la possibilità di lasciare in dono alla nostra città una speranza di un futuro a medio termine, quel futuro che la crisi economica e il mutamento del tessuto industriale cittadino ha messo a serio repentaglio».

 

(nella foto: Marco Chessa, dal suo profilo Facebook)