All’alba è incominciato la terza fase dello sgombero delle Palazzine dell’ex villaggio olimpico Moi di Torino. Come chiesto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini le operazioni per liberare, dopo anni di occupazione, le strutture sono state velocizzate ed è lo stesso vicepremier ad annunciare sui social lo sgombero: «Avanti con sicurezza e legalità! Dalle parole ai fatti».

L’intervento delle forze dell’ordine ha riguardato la palazzina blu: 183 immigrati sono stati smistati in altre strutture, come stabilito dal piano che vede la collaborazione di Compagnia di San Paolo, il Comune di Torino, la Regione Piemonte, Diocesi, Ministero dell’Interno e Prefettura di Torino.

«Ringraziamo il ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha creduto nel progetto e che ha dato un grosso contributo. Speriamo che continui ad apprezzare il nostro lavoro come ha fatto sino ad ora» –  commenta l’assessore al Welfare del Comune di Torino, Sonia Schellino, presente allo sgombero.

«Il progetto continua, una palazzina alla volta, man mano che c’è disponibilità abitativa. Ora la questione più importante è il lavoro. Bisogna aiutare queste persone a diventare autonome e, quando potranno pagarlo, a ottenere un affitto, così da liberare altri posti – aggiunge – Dopo che l’ex project manager Antonio Maspoli ha lasciato l’incarico, serve un equipe integrata di più persone a dividersi le responsabilità».

Maspoli venne aggredito mesi fa proprio a ridosso della palazzina blu.

La sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato lo sgombero questa mattina, anche lei attraverso i social: «È in corso in queste ore la liberazione della seconda palazzina del Moi di Torino. Le procedure si stanno svolgendo nella collaborazione di Autorità competenti e occupanti. Questi ultimi verranno seguiti in percorsi di inclusione. Ringrazio tutte le realtà coinvolte».

«La Lega aveva promesso un cambio di passo sulla vicenda Moi e così è stato. Da questa mattina sono in corso le operazioni per liberare la seconda palazzina occupata dagli immigrati. Il ministro Salvini dimostra ancora una volta che alle parole fa sempre seguire i fatti – afferma il capogruppo della Lega Fabrizio Ricca in consiglio comunale a Torino-  La tabella di marcia per sgomberare completamente la struttura e per ridarla alla città prosegue spedita. Nel giro di qualche mese il nuovo Governo potrà dire di aver risolto un problema che durava da anni e che nessuno aveva avuto il coraggio di affrontare seriamente. Borgo Filadelfia potrà tornare a essere un quartiere come tutti gli altri».

Per il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, lo sgombero della terza palazzina, come del resto delle altre, sarebbe un “modello alternativo alla ruspa” di salviniana memoria.

«Il caso Moi è il modello alternativo alla ruspa, come mai era stato fatto prima – spiega Castelli – Siamo partiti oltre due anni fa, con Chiara Appendino, il prefetto di Torino, il Ministero dell’Interno, la regione Piemonte, la diocesi e la Compagnia di Sanpaolo».

«La chiave di tutto è stato il “patto etico” tra gli occupanti e le istituzioni dove le parole d’ordine sono state legalità e inclusione. Il percorso prevede la formazione, la riconquista della autonomia e la ricollocazione in luoghi socialmente idonei. Non ci siamo mai arresi alla possibilità di superare la retorica della ruspa e Torino è un esempio. Fare le cose nel rispetto dei diritti dei più deboli e della legge è possibile», conclude Laura Castelli.

Ora restano da sgomberare le ultime due palazzine.

«Non abbiamo ancora idea del numero e della tipologia di persone che ci abitano, quindi fare i conti sulle risorse è prematuro – evidenzia Schellino – Cosi come la ristrutturazione delle palazzine sarà oggetto di programmazione in sede istituzionale».