Docente di economia e una lunga carriera politica in Piemonte dove dal 1995 al 2004 è stata presidente della Provincia di Torino e dell’Unione delle Province Piemontesi e dal 2005 al 2010 della Regione Piemonte, Mercedes Bresso dal 2014 è stata parlamentare europea risultando la terza più votata del Pd nella Circoscrizione Nord-Ovest. In questi cinque anni è stata membro delle Commissioni per lo sviluppo regionale, per gli affari costituzionali e parte della delegazione per le relazioni con la Svizzera e la Norvegia, alla commissione parlamentare mista UE-Islanda e alla commissione parlamentare mista dello Spazio economico europeo (SEE).
Bresso ha deciso di ricandidarsi per un secondo mandato a Bruxelles e intervistata da Nuova Società fa un bilancio dei primi cinque anni in Europa e racconta quale sono le sfide future.

Un bilancio dei cinque anni trascorsi da Parlamentare Europea?

Quelli che si stanno concludendo sono stati cinque anni di legislatura europea difficili e significativi. Abbiamo dovuto far fronte alla Brexit e all’ondata sovranista che si è diffusa sul territorio europeo. L’impegno è stato enorme, anche perché tante sono le responsabilità che ho avuto. Sono stata Coordinatrice per il Gruppo S&D nella Commissione Affari Costituzionali (AFCO) e ho lavorato alla stesura del Rapporto Bresso-Brok che è stato la base della posizione del Parlamento europeo sui 60 anni della firma dei Trattati che hanno fondato la Comunità europea. Questa legislatura la ricorderò anche per la grande soddisfazione che ho avuto di essere nominata Vicepresidente del Gruppo S&D – responsabile degli affari economici e sociali – un ruolo che mi ha permesso di contribuire alla stesura del Report sull’equità sostenibile, un documento che ridisegna la nostra posizione per un futuro sostenibile, che tenga insieme persone ed ambiente. Ambiente che ho messo al centro delle politiche alle quali ho lavorato, l’ultimo grande impegno è stata la proposta per la realizzazione di un’Agenda europea a sostegno delle zone montane, rurali e periferiche. 

Perchè ha scelto di ricandidarsi?

L’ondata sovranista e populista non si ferma con gli slogan o con i post sui Facebook, ma con politiche mirate che rispondano alle reali esigenze dei cittadini. L’Europa ha bisogno di persone forti e determinate, che siano capaci di portare avanti i grandi ideali dell’Unione europea, di costruire gli Stati Uniti d’Europa e di portare le necessità dell’Italia a livello europeo. Non solo però, perché ci vogliono persone che siano in grado di rappresentare i territori e di portare le esigenze di questi territori in Europa. Io credo che i nostri obiettivi per la prossima legislatura debbano essere quattro: lavorare per un’Europa federale leggera che rispetti le diversità e che lasci agli Stati le proprie competenze, ma che regoli le questioni principali e possa rappresentarci tutti insieme; che abbia attenzione per le politiche sociali senza lasciare indietro nessuno e che investa sui territori; che ci protegga dagli effetti negativi della globalizzazione; che sia un modello nella lotta al cambiamento climatico. Mi ricandido per continuare il lavoro che ho già portato avanti in questi anni. 

EP Plenary session – Structural Reform Support Programme: financial envelope and general objective

Negli ultimi anni si è assistito all’avanzare di movimenti e partiti che hanno fomentato il sentimento antieuropeista. Sono davvero una minaccia per il futuro dell’Unione Europea? E nel caso come ci si può difendere?

Si tratta di movimenti e partiti politici che negli ultimi anni hanno cavalcato gli effetti negativi della crisi economica per alimentare una guerra tra poveri per puro interesse propagandistico. Non sono una minaccia solamente per il futuro dell’Unione europea, sona una minaccia per le nostre società. Se c’è una tendenza all’imbarbarimento è responsabilità loro ed è compito nostro contrastarli, ma non possiamo farlo contrapponendo loro slogan o post sui social network; dobbiamo contrapporre loro politiche che rispondano alle esigenze dei cittadini e delle cittadine europee. La crisi economica ha gravato sulle fasce deboli della popolazione: i giovani faticano a trovare lavoro, gli adulti che escono dal mondo del lavoro non hanno possibilità di rientrarvi e i nonni spesso sono chiamati a dare una mano con le poche risorse che hanno a disposizione. Il Pilastro europeo dei diritti sociali e il Report sull’equità sostenibile devono essere il punto di partenza del lavoro per la prossima legislatura del Parlamento europeo. 

 

Il suo slogan è “Essere europei con coraggio e passione”

L’Europa è la cosa più importante che abbia fatto nella mia carriera politica perché è solo attraverso l’Europa che noi potremo esistere ancora nella storia futura del mondo. Ho scelto lo slogan “Essere europei con coraggio e passione” perché in questo momento occorre molto coraggio per sostenere con forza la battaglia per l’Europa e perché per ridare all’Europa la centralità che deve avere nella politica e nelle nostre vite ci vuole passione. Noi dobbiamo ricordare con forza che siamo euro-impazienti e che il nostro orizzonte devono essere gli Stati Uniti d’Europa. 

Quali sono le sfide che l’Europa dovrà affrontare nei prossimi anni?

Lo dico in modo schematico per essere chiara. L’Europa del futuro deve essere federale e con competenze in materia di politica estera, difesa, sicurezza, gestione dei flussi migratori, moneta unica – e quindi con un bilancio adeguato – con un mercato unico. L’Europa deve guardare al sociale e su questo deve cambiare molto perché l’Europa che ha affrontato la crisi ha anche obbligato i Paesi all’austerità. Non ha saputo intervenire sulle politiche necessarie per alleviare le difficoltà degli Stati. È fondamentale un intervento europeo sulla disoccupazione e un intervento pubblico-europeo sugli investimenti, in particolare su quelli pubblici. Ciò significa mantenere salda l’immagine di un’Europa vicina ai cittadini e ai territori. Infine ci vuole un’Europa in grado di proteggerci dagli effetti negativi della globalizzazione e un’Europa che sia campione nella lotta al cambiamento climatico. Dobbiamo fare ancora di più rispetto a quel che abbiamo fatto fino a oggi. Vogliamo un’Europa che torni a guardare al progetto europeo iniziale.