La domanda arriva, come era prevedibile, visto le voci che corrono. La giornalista chiede dal palco della “Casa del Teatro Ragazzi e Giovani” di corso Galileo Ferraris, all’esponente del Partito Democratico Mauro Laus se nel suo futuro c’è una candidatura a sindaco di Torino.
«Sono senatore – risponde – continuerò a farlo e non sarò candidato sindaco, anche se si fa circolare il mio nome».

Già, perché non è un mistero. Qualcuno ad hoc il nome del senatore Laus lo sta facendo davvero circolare da tempo ed è ormai entrato di diritto nella rosa, già troppo ampia, dei papabili alla candidatura per il centro sinistra per le prossime amministrative del 2021.

Aggiunge Laus: «Però nel mio futuro non ci sono confini». E daje, ci risiamo: enigmatico come spesso è il politico lucano autore del libro “Il ragazzo dell’ultimo banco”, presentato alla “Casa Teatro”.

Laus è volpe e quasi non ti accorgi che si sta smentendo da solo, in una frazione di secondo. Anzi. Non ti poni manco la domanda “ma se ha detto che non sarà candidato…”

Lui pesa le parole ad una a una, prende le pause e le usa con esperienza, aspettando il “clap clap” del suo affettuoso pubblico.  Sa dove colpire, dosando bene strategia-esperienza-furbizia. Soprattutto quando si parla della candidatura da sindaco, appunto.

Sembra quasi che aspetti che questa candidatura arrivi per acclamazione, come si faceva un tempo con i Papi, quando era il popolo, e non un conclave, a eleggere il Pontefice. O come Silvio Berlusconi quando fu costretto a scendere in campo.
Quindi lui ripete che non sarà il candidato, ma allo stesso tempo oltre ad evidenziare che il futuro è un’ipotesi, furbescamente spiega al suo popolo, venuto ad applaudire la sua autobiografia, la ricetta per una città migliore. La sua visione. La sua Torino.

Ad esempio sulle periferie, tanto citate da Chiara Appendino durante la campagna elettorale che portò alla vittoria contro Fassino, lui non ha dubbi: «Questo tipo di narrazione elettorale su centro e periferie ha avvelenato il clima. Non ci può essere contrapposizione, perché in una casa non ci sono stanze di serie A e stanze di serie B».
«L’area metropolitana – continua – è una cosa sola. La periferia ha bisogno di conoscenza, cultura». Di strade, luci, punti di aggregazione che non siano un centro commerciale, spazi per giovani e anziani, aggiungiamo noi.
«Nessun maestro o sindaco può risolvere i problemi da solo, ma servono soluzioni multidisciplinari, non bastano le luci», insiste invece Laus.
Poi continua: «Occorre occupazione, rinvigorire il commercio, investire in eventi culturali che siano attrattivi. Occorre sicurezza e legalità».

Anche se in realtà i problemi legati alla sicurezza e legalità sono più facilmente riscontrabili  in zone centrali, come quelle in cui si deve convivere con la movida, Laus tocca punti che scatenano la più che amica platea.

«Bisogna indicare priorità, mettere mano al portafoglio, creare opportunità. Oggi la periferia è oggetto di discussione solo per vincere e perdere. Oggi per fare il sindaco di Torino ci va un bravo sarto perché la città è strappata e tanti hanno contribuito a strapparla».
Mauro Laus non molla il paragone della sartoria: «Oggi occorre mettere toppe con responsabilità, cultura e conoscenza».  Poi il senatore Pd si sposta oltre.

«Solo ad un pazzo può venire in mente di competere con Milano, bisogna essere funzionali, scoprire, creare sinergie non competizioni. Ma per farlo bisogna investire su terre di confine perché sono la cerniera tra le distanze». Questa la sua visione. «Torino stanza di Milano è Milano stanza di Torino».

Dicevamo: enigmatico come a Mauro Laus piace essere.