Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Mauro Laus, è stato eletto al Senato della Repubblica. Il candidato del Partito Democratico ha superato la candidata della Lega Paola Gobetti, all’uninominale. 105.829 preferenze contro le 104.804 della leghista. In percentuale 33,6%. Una lunga notte, iniziata con un testa a testa. Poi la vittoria.

Il quadro di questa mattina su Torino appare ben diverso da quello nazionale: nel capoluogo piemontese, amministrato da quasi due anni dalla giunta Appendino, il Partito democratico è primo partito con il 26,3% dei voti mentre il M5S si ferma al secondo posto con il 23,5%, seguito da un exploit della Lega al 17%. Come legge tutto questo presidente Laus?

Mi aspettavo certamente un calo del Movimento Cinque Stelle su Torino, ascoltata la sfiducia e la disillusione di chi aveva votato i pentastellati recentemente. Sentivo invece la pressione mediatica nazionale della Lega, ma non dei candidati, poco presenti in tutta questa campagna elettorale. Ho sempre combattuto nella consapevolezza che sarebbe stata una competizione difficile. E cosi è stato.

Nel suo caso cosa crede abbia fatto la differenza, tanto da ottenere circa 1100 voti in più della candidata del centrodestra?

In tutti questi anni ho lavorato sui progetti e iniziative concrete che attraverso la regia degli Stati generali dello sport e del benessere e del Comitato per i diritti umani, mi hanno permesso di entrare in contatto con il mondo medico-sportivo, con le associazioni e tante categorie di professionisti spesso rimasti lontani dalla politica. Tutto questo mi ha messo nelle condizioni di radicarmi sul territorio ancora di più di quanto già non lo fossi. Mi ha reso avvicinabile e presente rispetto a richieste ed esigenze reali della comunità.

Crede che il saper stare tra la gente sia stato anche un merito del Partito Democratico torinese?

Bisogna prendere atto del lavoro di ricucitura che in questi ultimi mesi il Pd ha avviato con il mondo dell’associazionismo e con le circoscrizioni. L’aver ricominciato a rendere protagonisti i circoli cittadini e l’aver ricominciato a coinvolgere i giovani del territorio nelle tante iniziative proposte dai “Giovani Democratici”, dimostra che si è intrapresa una nuova strada, una strada che può, di fatto, rappresentare il modello da seguire anche a livello nazionale. Un processo scrupoloso e capillare di riavvicinamento alla gente il cui merito va riconosciuto soprattutto al segretario provinciale del partito, Mimmo Carretta. Questo clima di collaborazione ha permesso di fare squadra anche tra i candidati stessi che non si sono sentiti minimamente in competizione tra loro e che hanno invece fatto dell’appartenenza ai valori comuni e della condivisione di proposte la bandiera di queste elezioni. Per questo sono sinceramente dispiaciuto per la sconfitta subita nella “cintura” e nelle provincia.

A Roma, dunque, l’aspetta un ruolo all’opposizione?

Nell’attesa di capire come saranno suddivisi i seggi, posso assicurare una cosa, andrò a fare “l’autentico” quello cioè che sono stato fino ad oggi facendomi portavoce dei disagi e delle esigenze dei cittadini. Questo ho annunciato in campagna elettorale, questo mi ha permesso di vincere e questo faro’.

I dati nazionali fanno intendere ci sia una disaffezione al Partito Democratico, lei come li interpreta?

Per quanto sia innegabile che il paziente Italia sia sopravvissuto alla forte crisi anche grazie alle misure adottate dal governo Gentiloni, gli italiani probabilmente non hanno avuto modo di toccare con mano gli effetti positivi delle misure adottate. A questo si aggiunge poi una forte richiesta di cambiamento da parte degli elettori, rispetto alla quale il partito democratico poteva forse mostrarsi più attento e ricettivo.