«Quel flauto era di Emanuela e voi siete solo inetti della tastiera. Io non cerco visibilità».

Ritorna Marco Fassoni Accetti. L’enigmatico fotografo telefonista del Caso Orlandi, autore di un memoriale sulla ragazza scomparsa nel 1983, torna a farsi sentire su un’altra vicenda legata alla sparizione di una ragazza romana, Alessia Rosati, avvenuta nel luglio 1994.

L’occasione sono stati i numerosi commenti nel Gruppo Facebook “Giornalismo Investigativo”, ideato dal giornalista Fabrizio Peronaci, autore del libro “Morte di un detective a Ostiense e altri delitti”, pubblicato in queste settimane, che dedica un capitolo alla quasi ignorata sparizione della ventunenne romana.

Il caso Rosati non ebbe grande visibilità. Si sa che la giovane, studentessa di Lettere e filosofia, era attiva nel crogiolo dei collettivi dell’Autonomia operaia romana. La vicenda salì alla ribalta nel 2015 e ha portato all’apertura di una inchiesta della Procura, senza indagati ne ipotesi di reato.

Orlandi e Rosati: cosa lega le drammatiche e misteriose vicende?  Si tratterebbe di un doppio ricatto. Uno riguardava il Vaticano, mentre per la Rosati la sparizione s’inserirebbe nella querelle legata allo scandalo dei fondi neri che videro, nei primi anni 90, protagonista il servizio segreto civile SISDE, con l’uso improprio di decine di miliardi. Uno scandalo che scosse il mondo degli 007 e anche la classe politica.

Su questa vicenda Accetti avrebbe ancora molto da dire, partendo dalla sua ammissione di essere colui che ha telefonato a casa dei genitori della Rosati per chiedere in due occasioni di incontrarli.  In un suo post l’ex indagato per il sequestro Orlandi (prosciolto nel 2016) così spiegò l’attenzionamento della ragazza: «Nel 1993 all’interno del Servizio per le informazioni e la sicurezza (Sisde) si verificarono delle notevoli turbative, nel cui ambito esercitammo delle pressioni nei confronti di alcuni membri del suddetto servizio. E secondo uno dei nostri moduli di operare, abbisognavamo di una ragazza con estrazione di sinistra, per chiederle di collaborare nell’esercizio di queste pressioni». Per il fotografo si trattò di un “finto sequestro” che in qualche modo fu concordato, sfruttando la voglia di libertà della ragazza.

L’obiettivo era colpire le “barbe finte”, non escludendo il coinvolgimento di compagni di via dei Volsci. Un quadro controverso, ma questo è quanto Accetti descrive, attribuendosi un ruolo non secondario anche in questa sparizione.

Sul caso Rosati, rimasto alquanto dimenticato, è giusto ricordare che nel 2016 i genitori di Alessia e l’associazione Penelope hanno presentato alla procura di Roma un’istanza di riapertura del caso, seguita dalle indagini tuttora formalmente aperte, seppure senza sviluppi.

Ricordiamo che Accetti si autoaccusò di aver preso parte al rapimento Orlandi e che il punto chiave della sua testimonianza fu il ritrovamento di un flauto avvolto in un giornale ingiallito del 1985: secondo il fotografo, quello utilizzato dalla ragazza nell’ultima sua lezione a Sant’Apollinaire.

Tirato in causa da commenti non sempre gentili nei suoi confronti (del tipo «Sei un millantatore», «tira fuori la verità se sei un uomo»), Accetti contrattacca definendo i commentatori dei social come «inetti della tastiera» «mal informati»: «Da questi commenti desumo che non sapete quasi nulla dei riscontri che si possono desumere su quanto ho riferito ai giudici. Leggo che il flauto fu ripulito, e ciò non risulta affatto dalle analisi scientifiche. Ma nessuno di voi è capace di notarlo. Si parla della mia ricerca di visibilità, quando da anni rifiuto inviti della Rai e di Mediaset. L’ultimo un mese fa, a proposito delle tombe vaticane. Siete massa social, che malamente riprende il già malamente espresso dai giornalisti venditori, negligenti e faciloni. Con questo tipo di opinione pubblica i giudici opportunisti e malintenzionati hanno vita facile. Prima di esprimere un giudizio, si dovrebbe infinitamente studiare, e ciò potrebbe non bastare. Per cui, inetti della tastiera, preoccupatevi dei vostri problemi. Il che è già troppo».

Accetti poi insiste sulla verità legata al flauto da lui fatto ritrovare e attacca chi su Facebook lo critica.

Una replica che si estende anche alla validità del metodo e del confronto libero, parte essenziale del mondo social. Il supertestimone e reo confesso del caso Orlandi arriva anche a proporre a Fabrizio Peronaci di chiudere il gruppo di giornalismo investigativo, che ha sviluppato opportunità di approfondimento e di intervento sui casi più intricati e irrisolti della cronaca italiana. Compreso quello legato alla Rosati che, proprio grazie a questo spazio, è tornato all’attenzione generale.

Certo quella dei social è una realtà che può dar spazio a mitomani e sprovveduti ma, in ogni caso, può essere portatrice di nuovi elementi che emergono da ogni dove e tempo, su misteri che segnano il passo da anni.  Ma ecco le parole di Accetti che ritorna sul flauto della Orlandi replicando ad un commento: «La matricola si leggeva benissimo. Io ne ero al corrente e il dirlo non costituiva alcuna prova. La Sciarelli non ha scoperto alcuna matricola, i numeri erano in bella mostra. I flauti si possono trovare nei mercatini, ma lasciare la matricola senza cancellarla, espone al rischio che l’originale proprietario possa riconoscere la matricola e addirittura avere ancora un documento che ne attesti la proprietà. Per cui lei in poche righe ha scritto solo falsità e imbecillità. Non ha la minima capacità intellettiva, eppure pretende di comunicare. Il prototipo dell’uomo medio, disinformato ma saccente. Peronaci chiudi questo pseudo forum, non crei informazione e democrazia con l’arbitrio. Questa è pseudo libertà e reale disinformazione e diffamazione continua. Non si può scrivere pubblicamente senza controllo. Cadi nella logica distruttiva dei social».

Il riferimento alla conduttrice di “Chi l’ha visto?” è certamene collegato a un suo intervento in quella trasmissione, il 24 settembre 2015, in cui venne duramente attaccato proprio dalla Sciarelli, in merito alla sua affidabilità come testimone sul caso Orlandi. Questo alla presenza del fratello Pietro.

Accetti può certo essere messo in discussione, ma è evidente che sia stato ignorato, pur autoaccusandosi con dettagli e informazioni che, nel mare delle contraddizioni, hanno rappresentato indubbi riscontri, a cominciare dalle telefonate fatte dall’amerikano in Vaticano (a quel numero 158 creato dalla Santa Sede appositamente per parlare con i rapitori del caso Orlandi).

Un testimone scartato perché scomodo? Possibile, probabile: così in tanti cominciano a pensare. E anche sulla triste vicenda Rosati, con una famiglia che aspetta da 25 anni il ritorno di Alessia, non si può affatto escludere che Accetti abbia molto da dire.

Una realtà intricata dove alle ipotesi di ricatti internazionali ai sospetti su servizi e barbe finte si affianca una fila di giovani morti rimasti avvolti nel mistero. Tra questi ricordiamo anche un ragazzo di 19 anni Valerio Verbano. Un giovane militante dell’estrema sinistra ucciso a Roma nel 1980 in quanto “colpevole” di avere troppe informazioni e un archivio di personaggi estremisti di destra.

Nei suoi elenchi era presente, con tanto di numero di telefono, anche il nome di Marco Fassoni Accetti.

Insomma tre anni, prima della sparizione della Orlandi, il discusso fotografo attenzionatore risultava già attenzionato da qualcuno?