Un’interpellanza recentemente depositata in consiglio comunale potrebbe aprire uno squarcio interessante sull’attività politica di Chiara Appendino prima della sua elezione. Quel periodo – ormai dimenticato – in cui la “Giovanna d’Arco”della Sala Rossa si dedicava anima e corpo alle questioni che riguardavano nomine e bilanci dei musei torinesi. Si tratta dell’interpellanza a risposta scritta intitolata “La sindaca ha forse fatto fallire un premio internazionale alla Città di Torino e ad uno dei suoi musei civici deliberatamente?” depositata dal consigliere della Lega Nord Fabrizio Ricca in data 9 gennaio 2017.

Il tono dell’interpellanza, con la sua puntuale ricostruzione della vicenda e nelle domande formulate, lascia presumere che il consigliere sappia molto di più di quanto sia esplicitando. Anche se Ricca, per ora, si è limitato a dichiarare che è in «in attesa della risposta della Sindaca. Ho voluto una risposta scritta per valutare ogni singola parola». Nell’interpellanza si fa riferimento alla mancata assegnazione del Premio “Miglior Museo Europeo dell’Anno” al MAO, il Museo d’Arte Orientale di Torino, tra i bersagli preferiti della sindaca quando era all’opposizione.

Nel marzo del 2016, infatti il Museo era entrato nella graduatoria ristretta dei 49 candidati al premio (assegnato dall’European Museum Forum), ma una pioggia di lettere di protesta l’aveva certamente svantaggiato, azzoppandolo prima ancora che la corsa iniziasse. Oggi il consigliere Ricca chiede se la sindaca ha, in qualche modo – direttamente o indirettamente – favorito, sostenuto o indirizzato queste proteste. O quantomeno se ne fosse preventivamente a conoscenza. Anche perché il sospetto che la prima cittadina abbia deliberatamente fatto fallire il premio è più che giustificato. Siamo a pochi mesi dalle elezioni, che poi la Appendino vincerà anche in virtù della lotta ingaggiata con l’allora sindaco Fassino e la Presidente della Fondazione Torino Musei sulla gestione del museo. Un premio internazionale al MAO avrebbe ridimensionato gli strali dell’allora consigliera.

Quello che è certo che Appendino, in un’interpellanza scritta poco prima che partisse la campagna di protesta, aveva citato integralmente passaggi di un documento della Fondazione Torino Musei (che avrebbe dovuto rimanere riservato) in cui si davano giudizi poco lusinghieri sull’operato dell’architetto responsabile dei lavori di allestimento originario del MAO. Proprio quell’architetto è stato il primo ad inviare una lettera di protesta alla giuria del premio EMYA, seguita a ruota da quella di una formazione politica, la lista civica SiAmo Torino, che da lì a poco avrebbe partecipato alle elezioni comunali.

Il Movimento SiAmo Torino ha commentato l’interpellanza della Lega con il seguente comunicato: «Chiamati direttamente in causa precisiamo che secondo noi il #SistemaTorino aveva di che vergognarsi e noi lo abbiamo denunciato tramite le informazioni che avevamo a disposizione, purtroppo chi doveva smantellarlo non lo ha fatto, continueremo a denunciare quello che non funziona e se questo fa perdere premi, non è conseguenza della denuncia, ma del comportamento». Effettivamente, non è in discussione la fondatezza delle accuse mosse al MAO. La stessa candidata sindaca le aveva ribadite al primo appuntamento pubblico di campagna elettorale, presente Di Maio, in Piazza San Carlo. Il punto è se lei avesse consapevolmente “complottato” perché il MAO perdesse il premio, solo per non essere messa in imbarazzo durante la campagna elettorale. Anche perché, una volta eletta, del MAO si è completamente disinteressata e addirittura la sua assessora alla Cultura in aula ne difende puntualmente l’operato.

Sulla vicenda si è espresso anche l’ex capo gruppo del Movimento 5 Stelle a Torino, Vittorio Bertola, citato nell’interpellanza in quanto stranamente (ed è successo pochissime volte nella legislatura) la sua firma non compare congiuntamente a quella della Appendino. Bertola spiega le dinamiche degli ultimi mesi di campagna elettorale, prendendo nettamente le distanze: «Essendo chiamato in causa personalmente, posso dire che all’epoca (febbraio 2016) Chiara era già candidata sindaca e lavorava da sola col suo staff, e io vivevo da separato in casa; quindi di questa vicenda non ricordo niente e forse non ho proprio mai saputo nulla. Certo che se davvero ha organizzato apposta una campagna per far perdere un premio prestigioso al Mao, solo per averne un ritorno elettorale e poter dire che Fassino faceva schifo, non si è comportata benissimo».

“Non si è comportata benissimo” è, ovviamente, un eufemismo. La sindaca sapeva in anticipo delle proteste? Ha forse formulato appositamente un’interpellanza in cui cita, per altro da un documento riservato, giudizi poco lusinghieri sull’architetto di fama internazionale che ha curato l’allestimento del MAO per provocare la sua reazione? E, peggio ancora: ha coordinato in qualche modo, direttamente o indirettamente, la sua azione politica con una lista concorrente alle elezioni solo per non essere imbarazzata, in piena campagna elettorale, da un premio internazionale assegnato al Museo che aveva attaccato per oltre un anno e mezzo? In tal caso, non solo “non si è comportata benissimo”: ha proprio “tradito” la città e i torinesi.

Ma prima di lanciarsi in condanne, tocca aspettare la risposta dell’interessata.