Lo strano caso della pagina “No all’anarchia delle biciclette a Torino”

Da qualche giorno c’è una nuova polemica “social” in città, che riguarda direttamente o indirettamente tutti quelli che la vivono.
Nella difficile convivenza tra pedoni, automobilisti e ciclisti, tra like ed hater, la pagina Facebook “No all’anarchia delle biciclette a Torino”  ha creato subbuglio (perlomeno mediatico), per cui abbiamo deciso di intervistare direttamente i promotori della pagina, che comunque ha una buona crescita di follower e viene menzionata da vari partiti politici ed altre pagine che si occupano della città, anche se tante volte per denigrarla.

Abbiamo cercato di capire – al di là delle polemiche – da cosa nasce questo malumore, ma anche cosa propongono per il futuro. Abbiamo voluto raccontare una delle tante storie di Torino che pochi raccontano, magari per paura di prendere le parti o per l’uno o per l’altro.

Crediamo fermamente che ogni volta che nasce qualcosa di propositivo debba essere ascoltato perché – a prescindere – c’è un problema alla base.
Tutti assieme, invece di relegarci a fare il “tifo da stadio” per l’una o l’altra fazione, possiamo discutere dei problemi e trovare una soluzione che accontenti tutti, in questo caso sia pedoni, sia ciclisti, sia automobilisti e via dicendo.

Come nasce la pagina “no all’anarchia delle biciclette a Torino”? Con quali finalità?

Guardi, come quasi tutte le cose, anche la pagina “no all’anarchia delle biciclette a Torino” trova i suoi presupposti da un insieme di situazioni vissute, osservate e percepite. Anni di ciclabilità indisciplinata, caratterizzata da un uso delle bici disinvolto, pericoloso e a tratti anche sfrontato e provocatorio nei confronti di automobilisti ma soprattutto dei pedoni.

Venti giorni fa era una tranquilla serata di fine giugno, passeggiavamo in via Garibaldi all’altezza di via Milano, eravamo io, un mio caro amico e la sua famiglia, quando un ciclista è sbucato all’improvviso, dalle due fioriere poste a mo’ di barriera antiterrorismo colpendo di striscio la bambina del mio amico di appena 6 anni. Il ciclista naturalmente non si era fermato, ha proseguito la sua strada senza preoccuparsi di aver lasciato la piccola frastornata e con un vistoso graffio al braccio sinistro. Ci siamo guardati ed è in quell’esatto momento che è nata l’idea della pagina.

Una pagina che si propone di denunciare pubblicamente le infrazioni quotidiane di una categoria che da troppo tempo si sente in dovere e in potere di fare quello che vuole nel nome di una pretesa ecosostenibilità. 

A Torino quale problema concreto dá la malaciclistica? Secondo voi è un fenomeno sempre esistito o è aumentato negli ultimi tempi? 

Le infrazioni delle regole del Codice della strada ci sono sempre state, la mancanza di educazione e di senso civico è invece sicuramente figlia dei tempi moderni, certamente oggi con l’aumento dei ciclisti urbani, che si sono decuplicati, un po’ per moda, un po’ per necessità (l’auto non possono permettersela più tutti come un tempo), anche le infrazioni e la malaciclistica sono aumentate.

È indubbio che la guida disinvolta ed irresponsabile del velocipede a due ruote, mette a rischio la vita di chi lo conduce, e l’incolumità del pedone, senza contare l’automobilista, che rischia per una bravata di un ciclista di finire in prigione per reato di omicidio stradale, quando forse è proprio il ciclista ad essersi messo in condizioni di rischio. 

Avete ottenuto già delle “vittorie” in questa battaglia?

 Oggi molti like ad una pagina valgono molto più di un articolo di giornale, contabilizzano il potenziale (ricatto elettorale) che i cittadini in una determinata battaglia possono dimostrare di saper rappresentare. Media, politici e istituzioni possono direttamente leggere i commenti e valutare se sia il caso ignorare o meno una protesta.

In soli 17 giorni abbiamo incassato oltre 700 like,, abbiamo ricevuto segnalazioni, email e messaggi di stima, sappiamo per certo che giornalisti, politici, e naturalmente personalità di spicco della Giunta ci monitorano costantemente. Qualcosa è già apparso anche su TorinoToday (una segnalazione, con tanto di foto di ciclisti che sfrecciano sotto i portici di via Pietro Micca). Ma è solo l’inizio.

Molti criticano la vostra pagina, vi dicono che siete automobilisti arroganti o, peggio, solo mossi dall’odio contro il M5S, che sulla viabilità sostenibile parla molto. Come rispondete a queste accuse? 

Il bisogno di etichettare, qualificare o peggio squalificare con illazioni e becere insinuazioni una protesta che è evidentemente un qualcosa di semplicemente destabilizzante nei confronti di determinati assetti sociopolitici interni alla società, è una tecnica vecchia come il mondo, si chiama “macchina del fango”. Sono accuse che anzi ci dimostrano quanto sia necessario porre dei limiti oggi prima che sia troppo tardi. 

Livello pratico: se foste voi l’Assessorato alla viabilità, cosa fareste per far convivere pedoni, biciclette ed automobilisti in un clima comunitario e in sintonia?

Sogniamo una città a misura di umano, dove ciclisti, pedoni e automobilisti convivono serenamente senza la pretesa di privare l’altro del proprio spazio e dei propri diritti. Sono molte le cose che si potrebbero fare, ci sono vecchie rotaie dove i tram non passano più, ebbene andrebbero rimosse per facilitare ai ciclisti il passaggio su strada là dove non esistono piste preposte.

Le piste ciclabili poi andrebbero ottimizzate e migliorate, anche implementate (senza privare di spazio e corsie le Auto e i mezzi del TPL), dovrebbero essere segnalate non con una semplice segnaletica a terra, ma piuttosto presentare un manto stradale colorato in maniera che il pedone non le scambi per un marciapiede. Pensiamo anche che siano utili i semafori per ciclisti, mentre le aree pedonali come ad esempio via Garibaldi, il sabato e la domenica (giorni di sostenuto afflusso pedonale) dovrebbero essere vietate alle biciclette.

Si dovrebbe perseguire una logica del parcheggio decoroso e preposto delle bici che andrebbero parcheggiate solo negli stalli adibiti. I ciclisti che violano il codice della strada devono essere sanzionati, perché solo tramite le sanzioni si otterrà dai ciclisti più prepotenti la convivenza civile ed il rispetto delle regole a cui tutti dobbiamo serenamente adeguarci.

Foto di Héctor Martínez