Nel febbraio del 2018 aveva insultato le forze dell’ordine a suo dire “colpevoli” di frapporsi tra un corteo antifascista dei centri sociali e i militanti di CasaPound che si erano dati un appuntamento a Torino, in corso Vittorio Emanuele, per un’iniziativa elettorale del loro leader Simone Di Stefano.

Lavinia Flavia Cassaro, insegnante di scuola primaria, venne filmata e intervistata, durante la manifestazione, mentre urlava “Dovete morire” e altri epiteti rivolti a poliziotti e carabinieri. Un comportamento il suo che non era certamente passato inosservato, al punto che il Miur aveva deciso di licenziarla.

La Cassaro però aveva presentato ricorso alla decisione dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte, ma che è stato respinto dal Giudice del Tribunale di Torino, Mauro Mollo, che ha anche condannato la maestra al pagamento delle spese. Dunque il licenziamento resta valido.

La condotta della maestra, indagata dalla procura per istigazione a delinquere, oltraggio a pubblico ufficiale e minacce, per l’Ufficio scolastico «tenuta dalla docente, seppure non avvenuta all’interno dell’istituzione scolastica, contrasta in maniera evidente con i doveri inerenti la funzione educativa e arreca grave pregiudizio alla scuola, agli alunni, alle famiglie e all’immagine stessa della pubblica amministrazione».

Il Giudice ha ritenuto il comportamento dell’insegnante di particolare gravità. «Il sistema scolastico – spiega il giudice nelle motivazioni- rappresenta un mezzo per promuovere la crescita della persona in tutte le sue dimensioni, improntato nel rispetto dell’ordinamento».

L’atteggiamento incontrollato e offensivo della maestra sarebbe in contrasto, secondo il giudice, con le finalità educative e con il ruolo dell’insegnante.

«I docenti hanno compiti non solo legati all’istruzione dei bambini e dei ragazzi, ma anche educativi. Per i docenti di scuola primaria, i compiti educativi sono ancora più marcati rispetto ai colleghi degli altri gradi scolastici: hanno a che fare con bambini che non hanno sviluppato un senso critico e sono quindi portati ad “assorbire” tutto ciò che viene trasmesso loro dall’insegnante, pertanto, un comportamento che violi le regole di civile convivenza e diffonda un senso disprezzo per lo Stato e i suoi comportamenti, tenuto dalla persona che dovrebbe essere modello di comportamento è ancora più grave».

Dunque per il giudice è corretta la valutazione del Ministero dell’Istruzione, che considera i comportamenti tenuti dall’insegnante «in grave contrasto con i doveri inerenti alla funzione anche se tenuti al di fuori delle mansioni e dell’orario di lavoro».

I comportamenti di Lavinia Flavia Cassaro sono quindi “in grave contrasto con i doveri educativi connaturati alla sua funzione di docente di scuola primaria”. Comportamenti che hanno “portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica amministrazione, agli alunni, alle famiglie