Il capogruppo Cinque Stelle in consiglio comunale a Torino, Valentina Sganga, risponde al ministro dell’Interno Matteo Salvini, alleato di governo dei pentastellati.

A far perdere le staffe all’esponente grillina non è il tanto discusso decreto sicurezza o le idee del ministro, ben lontane da quelle di chi è sceso in piazza, insieme alla Sganga, sabato alla manifestazione No Tav.

Infatti a lei non va giù il fatto che Salvini abbia lanciato l’idea di un referendum sul Tav, come avevano fatto nei giorni scorsi sia Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, che il capogruppo Pd in Sala Rossa Stefano Lo Russo.

Secondo Matteo Salvini, che vuole che l’opera venga realizzata, se non arrivassero risposte chiare dall’analisi della commissione costi-benefici sulla Torino-Lione «la strada potrebbe essere quella di un referendum». Che decidano i cittadini, sostiene il ministro.

Una proposta pericolosa da parte dell’alleato che Sganga e i Cinque Stelle torinesi temono. Più del decreto sicurezza, a quanto pare: «Ci stupiscono le proposte dei leghisti su un possibile referendum sulla questione Tav. Evidentemente il ministro Salvini, che non si capisce neanche più che ruolo abbia, se di ministro degli Interni o dei Trasporti, ha già appurato che i risultati dell’analisi costi – benefici danno ragione alle migliaia di persone scese in piazza sabato scorso e cerca un escamotage, come la proposta di un referendum con 20 anni di ritardo. Faccia i conti con la realtà: il Tav va fermato a prescindere dalle promesse avanzate tra un caffè e l’altro», spiega la capogruppo pentastellata.

Insomma vale tutto, ma alleati e amici si vedono solo al momento in cui si parla della Torino-Lione.