Le sedie della maggioranza sono vuote in Sala Rossa. I consiglieri del Movimento Cinque Stelle e la sindaca Appendino hanno infatti deciso di non presenziare alla seduta del consiglio comunale.

Una scelta politica dopo quanto accaduto a Roma ieri, con il nodi Mattarella al nome di Savona come ministro dell’Economia che ha fatto finire il governo giallo-verde ancor prima di iniziare. «Ieri si è aperta una crisi senza precedenti tra le Istituzioni e i cittadini, una crisi che non può vederci come inermi spettatori» annunciano i pentastellati torinesi, aggiungendo come «La scelta del Presidente Mattarella di porre veti in ordine alle opinioni politiche di uno dei Ministri proposti per il Governo del Cambiamento lascia interdetti e mette in discussione il voto di tutti gli italiani che si sono espressi nelle urne indicando le loro volontà per il futuro del Paese, chiedendo democraticamente forte discontinuità rispetto a un passato fatto, tra le altre cose, di austerità e precarietà».

I consiglieri di maggioranza hanno espresso il loro pensiero attraverso la capogruppo Valentina Sganga che ha precisato: «Come ente locale sappiamo bene cosa voglia dire subire i vincoli finanziari europei nel corso del nostro mandato, e già prima di questo, abbiamo con forza denunciato il rapporto ancillare tra la disciplina dell’indebitamento delle autonomie territoriali e il principio dell’equilibrio di bilancio di derivazione europea.
In forza di queste denunce abbiamo vinto le elezioni a Torino e, quasi due anni dopo, preso undici milioni di voti a livello nazionale lo scorso 4 Marzo. Oggi, al fine di mettere in luce tutta la gravità di quanto sta accadendo, non ci presteremo al gioco delle parti in una democrazia a sovranità limitata. Non saremo quindi in aula».

Gli esponenti del Movimento 5 stelle torinese preferiscono, come già ieri sera con un presidio davanti alla Prefettura, la piazza alle aule di Palazzo di Città: «Le Istituzioni non possono diventare un palco per maschere tragiche, il nostro posto sarà in piazza tra i cittadini che speravano nel cambiamento. Cambiamento che da oggi siamo ancora più determinati a perseguire».
Intanto, al termine dell’appello nominale il capogruppo del Partito Democratico Stefano Lo Russo e il consigliere e segretario metropolitano del Pd Mimmo Carretta hanno voluto regalare una copia della Costituzione e del tricolore al presidente del consiglio Fabio Versaci, rimasto in aula per via del suo ruolo super partes e che ieri era intervenuto nel dibattito politico con un post su Facebook in cui annunciava come fosse difficile “rimanere istituzionali” in casi simili.

«Non accetto lezioni sulla Costituzione da chi come Lo Russo il 4 dicembre voleva distruggerla» ha commentato Versaci aggiungendo di condividere la posizione presa dai suoi compagni di partito ma di essere rimasto in aula «per rispetto del ruolo istituzionale che ho e che invece sono altri a dimostrare di non rispettare».

«Abbiamo ritenuto di dare al Presidente del Consiglio Comunale Versaci e alla Sindaca una copia della Costituzione della Repubblica Italiana pregandoli almeno di leggersela. Chi riveste incarichi istituzionali così importanti e che rappresentano la nostra comunità nella sua interezza non può e non deve confrondere i piani e deve garantire il funzionamento delle Istituzioni che presiede soprattutto in momenti così delicati per la vita della Città e del Paese. Auspichiamo che si possa recuperare quel clima di confronto, anche aspro se necessario, ma sempre nei binari della legalità e del quadro istituzionale» ha spiegato Stefano Lo Russo le ragioni del suo gesto, definendo «gravissimo» e segno di «totale immaturità politica» la scelta dei 5 Stelle di non presentarsi in aula. 

Intanto il segretario torinese del Pd Mimmo Carretta lancia l’appello per la mobilitazione indetta dai Dem: «È il momento della resistenza democratica. Bisogna reagire e resistere. Tutte le forze democratiche sono chiamate a difendere la Costituzione. L’appuntamento è per oggi alle 18.30 in piazza Castello dove cercheremo con la nostra presenza di cancellare questa brutta pagina della nostra Repubblica. I cori contro il presidente Mattarella e quel “non finisce qui” di Di Maio sono un monito mafioso, inquietante. Il tanfo dell’autoritarismo sta rendendo irrespirabile la vita democratica del Paese».

«Un fatto grave, irrispettoso della Città che tutti insieme rappresentiamo, che conferma l’atteggiamento di chi considera che le istituzioni debbano piegarsi a chi ha avuto il maggior consenso popolare» ha definito il comportamento dei 5 stelle il capogruppo della Lista Civica per Torino Francesco Tresso.
In un momento in cui é importante abbassare i toni e mantenere saldi i cardini della democrazia, non fa bene fomentare gli animi con atti simili.

E la mossa dei 5 Stelle di non presentarsi in consiglio non è condivisa nemmeno da Fabrizio Ricca, capogruppo della Lega , proprio il partito con cui Di Maio avrebbe dovuto condividere il governo. «Non credo che disertare il consiglio comunale andando sull’Aventino possa migliorare le cose perché i vuoti democratici si riempiono con la democrazia. Avrebbe avuto più senso fare una discussione e prendere una posizione in consiglio comunale, fare qualcosa di concreto, un atto da votare mentre così si è fatto solo un danno alla città» afferma Ricca, che conclude: «Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni, chi darà la fiducia al Governo Cottarelli per poter poi valutare il futuro».

Anche l’ex cinque stelle, passata al gruppo misto “Uscita di sicurezza” Deborah Montalbano afferma che «Non è rifiutandosi di lavorare per la propria città che si riafferma la serietà delle istituzioni». «Mi dispiace ma non capisco cosa c’entri il lavoro cittadino, con le sue emergenze – prosegue –  Così si lasciano ancora più soli i cittadini e i loro problemi, almeno oggi avete prodotto solo questo».

Voce fuori dal coro quella di Roberto Rosso, il capogruppo di Direzione Italia, condivide la protesta dei pentastellati, condannando la scelta di Mattarella.

Gli echi di quanto accaduto a Torino sono arrivati anche ai parlamentari piemontesi, tra questi il senatore Mauro Laus per il quale la scelta dei pentastellati di non presentarsi in Sala Rossa «è la rappresentazione plastica della totale mancanza di rispetto verso le istituzioni da parte del Movimento. Gli scranni vuoti sono l’immagine più eloquente del senso di responsabilità del M5S quando è maggioranza di governo: un senso di responsabilità inesistente, una assenza che la dice lunga sulla capacità di cambiamento millantata in questi mesi e oggi brandita contro il Capo dello Stato e le sue prerogative con l’unica pericolosa intenzione di gettare il Paese nel caos».

Per l’onorevole Silvia Fregolent «è sconcertante che, anziché occuparsi dei problemi della città di Torino, la sindaca Appendino e il consiglio comunale di Torino cedano alla più becera propaganda in atto in questi giorni, fino ad arrivare alla sconclusionata protesta contro il presidente della Repubblica. Visto che  Chiara Appendino parla della necessità di cambiamento vero, inizi lei a lavorare per realizzare le promesse fatte in campagna elettorale. Da quando la sua giunta si è insediata la situazione è cambiata sì ma in peggio».

«Hanno protestato dove gli faccia più comodo», evidenzia Maria Grazia Grippo vicecapogruppo di Città di Città in consiglio metropolitano e consigliera Pd in Comune, che aggiunge «Oggi hanno disertato l’aula del Consiglio comunale per esprimere dissenso ma stamattina i 5 Stelle erano regolarmente presenti al consiglio metropolitano. Evidentemente protestano a corrente alternata, solo dove gli fa comodo».

«Stamattina erano tutti presenti, compresi la sindaca e i consiglieri che siedono anche in Sala Rossa. Questo è il livello qualitativo delle persone che dovrebbero rappresentare la cittadinanza. Non hanno neanche avuto il buon gusto – conclude la consigliera – di venire a spiegare le ragioni della protesta lasciando solo il presidente del consiglio che oggettivamente era in grande difficoltà e ha ricevuto quello per cui ha seminato».