Il presidente del Movimento Cinque Stelle dell’assemblea capitolina, Marcello De Vito, è stato arrestato a Roma con l’accusa di corruzione.

Secondo la richiesta di misure cautelari in carcere e secondo i pubblici ministeri Barbara Zuin e Luigia Spinelli l’esponente grillino avrebbe incassato denaro dal costruttore Luca Parnasi, in cambio, avrebbe promesso, all’interno dell’amministrazione della sindaca Virginia Raggi, di favorire il progetto dello stadio nuovo dells Roma.

La misura cautelare emesse riguarda in tutto quattro persone di cui per due, compreso De Vito, è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per gli altri i domiciliari. Una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale riguarda invece due imprenditori.

L’inchiesta, come detto, riguarda le condotte corruttive e il traffico di influenze illecite nell’iter per la realizzazione del nuovo stadio capitolino, la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell’area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense.

Secondo l’accusa una serie di operazioni corruttive sarebbero state realizzate dagli imprenditori attraverso l’intermediazione di un avvocato e un uomo d’affari, che avrebbero interagito con De Vito. L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione progetti immobiliari.

Leggi: Di Maio caccia De Vito dal Movimento 5 Stelle

Tra gli indagati, a piede libero, per traffico di influenze illecite anche Claudio Toti, patron della squadra di basket Virtus Roma e Pierluigi Toti.

Per la procura De Vito, sfruttando i suoi contatti in Campidoglio, si era fatto promettere dai due imprenditori 110mila euro in cambio del suo interessamento con il pubblico ufficiale incaricato di approvare il progetto di riqualificazione degli ex mercati generali di Ostiense.

De Vito e l’avvocato Camillo Mezzacapo (anche lui finito in carcere) avrebbero percepito dalla società “Silvano Toti Holding spa” 48mila euro.

Ai domiciliari sono finiti l’architetto Fortunato Pititto e Gianluca Bardelli.

Indagati a piede libero anche l’avvocato Virginia Vecchiarelli, Sara Scarpari amministratore della società Mdl srl (riconducibile a De Vito e Mezzacapo) e l’immobiliarista Giuseppe Statuto a capo dell’omonimo gruppo imprenditoriale.

Gli undici indagati sono accusati a vario titolo di corruzione, traffico di influenze illecite, evasioni di imposte e false fatturazioni.