Mimmo Calopresti, regista italiano e torinese di adozione ormai celebre in tutto il mondo, ama le grandi sfide che lo portano ad agire professionalmente su due piani differenti seppure, per certi aspetti, comunicanti tra loro. Resterà nella storia del cinema-documentario l’opera che realizzò per raccontare la tragedia della Thyssenkrupp.
Un film che, l’anno scorso, è stato premiato al Festival Internazionale di Viareggio dove è stato “gemellato” con un altro grande dramma come quello della stazione della città versiliese. Quest’anno Calopresti ha deciso di puntare su un cavallo del quale è grande appassionato, il calcio. Ma non il gioco del pallone fagocitato dallo show businnes, semmai quello “sempreverde” esemplificato da grandi figure di campioni impegnati non solo in campo. Ecco dunque in Italia la pellicola “Socrates, uno di noi” ovvero vita, miracoli (sportivi e non) e morte di un fuoriclasse tanto bizzarro quanto geniale.  
Non un film di calcio o sul calcio ma un lavoro che attraverso il gioco più popolare del mondo mette in luce la necessità dell’impegno sociale e anche politico per un corretto intendimento dell’umana e buona esistenza. Proprio come fece Socrates ispirandosi al Che Guevara. 
La prima nazionale del film si terrà giovedì sera a Seravezza un piccolo paese della Versilia montana scelto non a caso. Qui, luogo che diede i natali a Renato Salvatori, si trovano fusi insieme due elementi fondamentali: l’arte significata dalla presenza delle cave dove Michelangelo faceva estrarre il marmo per le sue memorabili opere e la dura fatica dei cavatori che continuano a lavorare per mantenere integra una comunità così importante. Lo stesso Socrates sarebbe orgoglioso della scelta del posto fatta per il racconto della sua vita. La seconda tappa del film avverrà a Torino, la città dove Calopresti ha vissuto infanzia e gioventù. Il suo film, comunque, in Brasile è già un cult e Teleglobo lo replica quotidianamente. Ma le sfide, per il regista continuano. Da venerdì, infatti, Calopresti e la sua troupe sarà a Trieste dove darà il primo ciak a “Tutti per uno”. Si tratta di un ritorno a quella fiction che ha fatto di Mimmo un autore internazionale con “Preferisco il rumore del mare” e “L’abbuffata”. Sarà la storia del rapporto di un padre industriale e di un figlio fuori dagli schemi che, seppure da lontano, potrebbe ricordare quella di Gianni Agnelli e di suo figlio Edoardo.
Nel cast Isabella Ferrari e un inedito Giorgio Panariello per un ruolo insolitamente drammatico.