Dalle pagine dei giornali emerge la volontà apprezzabile di far conoscere all’Italia, per chi non si fosse sintonizzato nel Paese negli ultimi quarant’anni, chi è Armando Spataro, 70 anni, pugliese, milanese d’adozione, procuratore capo della Procura di Torino che ha reagito dinanzi all’impudenza e imprudenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha rivelato con un tweet una delicata operazione di polizia.

Figlio d’arte, ufficiale di marina durante il servizio di leva, Armando Spataro è un leale servitore dello Stato, diventato suo malgrado un protagonista della vita italiana dagli anni Ottanta ad oggi, da quando arrivò a palazzo di Giustizia di Milano. Il che gli consentì di avere come maestri o fratelli maggiori due magistrati uccisi dal fuoco terrorista di Prima Linea: Emilio Alessandrini e Guido Galli. Un onore e un privilegio che Armando Spataro continua a ricordare con profonda commozione in circostanze pubbliche e private. Può piacere o meno, ma Spataro lo è diventato, personaggio, per il coraggio mostrato in precise occasioni in cui il coraggio devi averlo dentro, devi sentirlo come patrimonio della tua personalità e coscienza, perché se non ce l’hai, non te lo puoi dare.

Detto questo, riletta sui quotidiani la sintesi delle inchieste di Spataro su terrorismo nazionale e islamico, sull’uso illegittimo, distorto e manipolatorio del proprio mandato da parte dei servizi segreti nostrani e sulle collusioni vergognose e imbarazzanti degli stessi con le intelligence di potenze straniere, ci siamo chiesti se il Paese non debba chiedersi, al contrario, chi è Salvini, e che cosa abbia fatto di rilievo, oltre a offendere i magistrati e tutti coloro che hanno un’opinione diversa dalla sua, un giorno sì e il successivo anche.

Lo si voleva chiedere al diretto interessato. Ed è parso il momento più opportuno, mentre arrivava con la macchina di servizio del Ministrero dell’Interno, da lui direttamente guidata per risparmiare sul personale da impiegare in quelle stesse operazioni che in prima persona contribuisce ad “affinare”, per così dire. Delusione: la porta dell’auto si è aperta, ma non è sceso nessuno… Un po’ com’era capitato al graffiante corsivista de l’Unità Fortebraccio, al secolo Mario Melloni, che attendeva l’ingresso del segretario del Psdi, il partito socialdemocratico italiano, Antonio Cariglia, figura modesta e inoffensiva della Prima Repubblica. Altro taglio rispetto allo sprezzante e muscolare Salvini, eppure l’effetto è stato il medesimo. Forse dovremmo cominciare a chiederci il perché, prima del si salvi… chi può.