Fedex e Tnt, colossi mondiali della logistica, hanno attivato la procedura di licenziamento collettivo per oltre 361 lavoratori e 115 trasferimenti, a causa dell’annunciata chiusura di 26 sedi su 34, in tutta Italia (24 di Fedex e 2 di TNT). In Piemonte le chiusure riguarderanno le sedi di Settimo torinese, Alessandria, Marene, Vigliano Biellese e Galliate Novarese, per un totale di 81 licenziamenti e 25 trasferimenti, la maggior parte dei quali riguarda lo spostamento dalla sede di Torino della Tnt a quella di Peschiera Borromeo.

«Una situazione – a quanto riferito oggi da una delegazione di lavoratori piemontesi, nel corso di un’audizione a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale Nino Boeti, i presidenti delle Commissioni permanenti Trasporti e Lavoro Pd, Nadia Conticelli e Raffaele Gallo e gli assessori regionali al Lavoro Gianna Pentenero e alle Politiche sociali Augusto Ferrarifrutto di un’operazione finanziaria pensata per recuperare rapidamente gli investimenti fatti a maggio 2016, quando la statunitense FeDex acquistò Tnt».

«Un’acquisizione che aveva come obiettivo quello di costruire una realtà integrata fondata sull’unione delle forze delle due distinte aziende – questo ci avevano fatto intendere i vertici delle due aziende – confessa una delle lavoratrici a rischio – la più grande rete aerea al mondo (per quanto riguarda Fedex) e una capillare rete stradale europea (per quanto riguarda Tnt). Parliamo di quello che sta per diventare il gruppo più grande in Italia per le spedizioni».

«Tutti noi lavoratori speravano nel modello aziendale di FedEx con tutti corrieri interni, invece questo processo porterà l’esternalizzazione inevitabile dei lavoratori come già era per Tnt. Si tratta di un’azienda di fatto in attivo e per questo non si comprendono le ragioni di tale stravolgimento riorganizzativi. A due anni dall’inizio del processo di integrazione l’azienda ha chiuso il secondo trimestre del 2017 con ricavi per 16,31 miliardi di dollari e un utile netto di 755 milioni di dollari».

«Un progetto certamente non costo zero se si legge tra le righe del piano industriale dei due marchi che parla di “processo di miglioramento dell’efficienza dell’area operativa da ottenere attraverso l’attuazione di nuovi e differenti processi organizzativi», che, nel caso italiano, si è tradotto con la razionalizzazione e riorganizzazione della struttura di Fedex Italia e TNT.

La preoccupazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali è ancora più aggravata dal fatto che, trattandosi di esuberi dovuti alla chiusura definitiva delle sedi e alla riduzione permanente delle attività svolte dal personale, non risulterebbe ipotizzabile alcun ricorso a contratti di solidarietà o al lavoro parziale poiché «tali soluzioni presuppongono come noto la possibilità di una ripresa o prosecuzione dell’attività dei lavoratori interessati».

Per i rappresentanti della delegazione sindacale – guidata da Teresa Bovino, Mauro Poggio, Hyani Toneatto di Filt Cgil, Sonia Ghezzi della Rsa per Filt Cgil, Gerardo Migliaccio della Uil trasporti regionale e Raffaella Amore della Rsa per Uil trasporti – è evidente che chiudere filiali, senza aprire alcun confronto con le Rsa ed il sindacato, significa che la prospettiva futura per le restanti sedi è segnata dalla chiusura, al pari dei trasferimenti selvaggi che si traducono in altrettanti licenziamenti. Per questo abbiamo indetto nuovi scioperi il 31 maggio e il 1° Giugno.

L’impegno dell’Esecutivo regionale inizierà formalmente con l’apertura, venerdì 25 maggio, del tavolo ministeriale nazionale a Roma per affrontare la crisi occupazionale. Ai rappresentanti sindacali è stato assicurato massimo impegno per far valere l’appoggio ai lavoratori da parte delle istituzioni regionali, in una situazione che sembra replicare un copione visto più volte da parte delle multinazionali che operano sul nostro territorio e che continuano a non tenere in debito conto gli interessi e i diritti dei lavoratori.

«Non possiamo immaginare – ha dichiarato l’assessore regionale al lavoro Pentenero – di sederci da soli al tavolo nazionale. Occorre una presenza forte e autorevole come quella del ministero allo Sviluppo Economico. Si tratta di un’analoga operazione a quella che stiamo portando avanti per Italiaonline – Seat pagine gialle. Il problema e’finanziario e non di piano aziendale. L’investimento di FeDex prevede di fatto un piano di rientro realizzato a spese dei lavoratori. Sarà un processo lungo, ma proprio per questo abbiamo opportunità di contrattazione rispetto alla ricollocazione dei lavoratori».

A seguito della denuncia della delegazione sindacale delle problematiche occupazionali negli stabilimenti piemontesi di Fedex-Tnt, il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità, in chiusura di seduta, l’ordine del giorno proposto dal gruppo Pd che impegna la Giunta regionale del Piemonte ad attivarsi con urgenza, per quanto di propria competenza, nell’ambito del tavolo di crisi aperto dal Mise, a tutela dei lavoratori della società FedEx express Italy e TNT Global express Italy, nonché a salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, affinché non si assista all’ennesimo trasferimento di un’importante realtà economica e occupazionale verso la regione Lombardia”.