Pubblichiamo la lettera aperta della capogruppo Cinque Stelle in Consiglio comunale a Torino. Un appello agli attivisti e agli eletti M5s.

Per la prima volta ci confrontiamo con un sconfitta politica molto dura, con cui mai avremmo pensato di confrontarci.
Una sconfitta che non arriva da un avversario, ma da un modo di pensare che è entrato dentro il nostro Movimento e piano piano lo ha scavato, fino a renderlo qualcosa di organicamente diverso da ciò che siamo stati: ma non solo.

Come spesso ci accade le critiche più dure e spietate giungono dal nostro interno, e portano moltissimi a pensare di abbandonare tutto.
Lo capisco, non riesco ad accettarlo e penso sia un errore, ma so anche che fa parte della forza di ciò che siamo.
Chi ha un ruolo nel Movimento, qualunque esso sia, risponde prima di tutto a un sistema di valori non negoziabili, valori che il resto della politica ha perso da almeno trent’anni.

Non ho contezza di altre organizzazione politiche dove uno scarto valoriale abbia portato a una crisi sistemica.

Viviamo in un mondo singolare: gli eredi di quella che fu la sinistra perpetrano da anni politiche di estrema destra, lottano contro forme di reddito che salvano il livello minimo di dignità di questo Paese, contro gli operai che dopo trenta o quaranta anni di catena di montaggio chiedono solo di poter riposare.
Questo per loro è normale: non porta a nessuna diaspora tra i dirigenti, non è nemmeno oggetto di dibattito.
Sono rimasti compatti.

Idem gli altri: tutti.

Organizzazioni che hanno rubato, direttamente collegate con la criminalità organizzata, gente accusata di essere “referente di mafia capitale”, un abisso morale, politico, umano di cui non si vede il fondo.
Nessuna autocritica, nessuna diaspora, tutti in televisione come se nulla fosse.

E noi?
Noi ci stiamo massacrando, con abiure di massa, accuse di tradimento, liti che spezzano legami decennali e percentuali di consenso che crollano tra i sorrisi, le battute, le gioie di chi ci vede già morti.

Voglio dirlo chiaramente: questo processo che sta vivendo il M5S, nella sua durezza ai più incomprensibile non solo è giusto, non solo è un valore, ma è esattamente quanto ci differenzia, il confine invalicabile che rende il nostro organismo unico.
Per questo penso e spero che tutti insieme si possa continuare a lavorare per preservare questa unicità.

Tutti noi arriviamo dalla strada, dai banchetti, dalle marce, dalla politica fatta di nulla e di tutto.
Io arrivo da lì e lì tornerò.

Ma, amici, pensateci.
Pensate se volete incanalare la vostra collera dentro una debolezza.
La vostra collera dentro il nulla.
Perché questo ci aspetta se non lavoreremo per preservare questa unicità.
Non conteremo niente nel dibattito politico, come è stato per l’ambientalismo, la lotta alla corruzione, le istanze degli ultimi, la salvaguardia dei beni comuni fino a quando Beppe Grillo, ormai 10 anni fa, ha risvegliato in molti di noi la voglia di impegnarsi che si era spenta da tempo. Questo ci aspetta, null’altro.

Per quanto mi riguarda preferisco combattere fino alla sconfitta: ma la storia è lunga, contorta e ciò che oggi può essere un fallimento – per me il salvataggio di Salvini lo è e non posso negarlo – può darsi domani si trasformi in qualcosa di molto diverso.

Non farò appelli ad amici che conosco da sempre, eletti e attivisti da banchetto, con cui ho diviso non solo la politica: se superate quella porta, se uscite dal M5S state dichiarando non solo la nostra sconfitta, ma state perdendo ogni possibilità di agire nel mondo reale.
Vi chiedo solo di pensarci e non smettere mai di credere in quei valori che non possiamo negoziare.
E che qui, a Torino, mai negozieremo.