Il mese di agosto offre lo spunto per ricordare alcune vicende accadute negli Usa all’inizio degli anni 70.
Sono passati infatti quasi quarantacinque anni dalla morte dei fratelli George e Jonathan Jackson, un tempo icone dei movimenti rivoluzionari afroamericani e oggi finiti nell’oblio o nel disinteresse del mondo globalizzato.
La storia ci ricorda come il fratello più giovane Jonathan, morì il 7 agosto 1970 ucciso dopo il tentativo di liberare tre detenuti neri sotto processo nell’aula del tribunale di San Rafael, in California. Il ragazzo appena diciasettenne, dopo aver distribuito armi ai prigionieri prese in ostaggio cinque persone tra cui l’assistente del pubblico ministero e il giudice ancora vestito con la toga.
L’azione finì sotto una scarica di pallottole e per i reati di assassinio e rapimento fu accusata anche Angela Davis che risultava come intestataria di alcune delle armi utilizzate.
Il fratello più grande George, già prigioniero da molti anni e intanto diventato simbolo internazionale della lotta contro la segregazione degli afroamericani, verrà assassinato un anno dopo, sempre in agosto, il 21 del 1971, da alcuni secondini del carcere che gli spararono alle spalle.
I due fratelli Jackson facevano parte di quella minoranza sociale dei ghetti condannata fin dalla nascita ad avere come unica alternativa di vita il crimine.
George finì in carcere appena diciottene per avere guidato un auto mentre un suo amico rubava 70 dollari in un distributore di benzina.
Come molti in quegli anni, in pochi mesi il giovane iniziò a studiare e a politicizzarsi passando da detenuto comune a politico, attivista e scrittore.
Nel maggio del 1961 venne trasferito nel carcere di Soledad in California.
Nel gennaio 70 in seguito all’omicidio di tre giovani neri da parte delle guardie della prigione e alla conseguente assoluzione per legittima difesa, un’agente bianco viene trovato ucciso.
Senza alcuna prova vengono accusati dell’omicidio George, John Clutchette e Fleeta Drumgo, tutti detenuti politicizzati.
Da questa vicenda nelle comunità afroemericane i tre prenderanno l’appellativo dei “Fratelli di Soledad”.
Prima della sua morte George fara uscire lettere e scritti di denuncia sulla condizione carceraria, sulla segregazione e sull’amministrazione americana.
L’ultimo tra questi uscito clandestinamente, verrà pubblicato con il titolo «Col sangue agli occhi, il fascismo americano e altri scritti» e pubblicato anche in Italia nel 72 dalla casa editrice Einaudi.
A guardare questi avvenimenti dopo tanti anni resta comunque la considerazione che molte delle motivazioni che spingevano quella generazione a lottare contro le ingiustizie, sembrano più che mai valide.
Il carcere in America, ad esempio, contro il quale i giovani Jackson lottavano ostinatamente oggi è diventato se possibile ancora più brutale e discriminatorio e malgrado le denuncie delle associazioni internazionali, sembra che a nessuno interessi.
Negli ultimi decenni la popolazione carceraria è aumentata del 500% e quasi il settanta per cento dei detenuti sono neri o ispanici.
Qualcuno la definisce una “segregazione economica” visto che gli Stati dove nascono nuove prigioni percepiscono molto denaro che aumenta con l’incremento dei detenuti.
Insomma il consumismo sfrenato e le illusioni di benessere degli anni80/90 hanno fatto presto a liquidare storicamente i rivoluzionari, ma le loro critiche del mondo restano clamorosamente attuali.