Nel verso tradotto di Anna Achmatova che dà il titolo al bel romanzo di Andrea Molesini“Dove un’ombra sconsolata mi cerca” vi  è una promessa di poesia che l’autore mantiene illuminando la storia di Guido, il giovane protagonista-narratore, con una scrittura quasi musicale, suggestiva e potente e una struttura narrativa scomposta in quadri temporali che ci portano avanti e indietro nel tempo e nella storia :  brevi flash-back e flash-forward narrativi apparentemente senza alcuna continuità cronologica e che hanno i loro estremi nel dicembre del 1934 e nell’inverno del 1998.

Questa scansione, inizialmente, crea qualche fatica di lettura e di spaesamento nel mettere a fuoco i personaggi ma in realtà ricostruisce efficacemente  e con un progressivo piacere nella lettura,  gli snodi cruciali  della vita di Guido, come fosse un puzzle psicologico che viene ricomposto sotto i nostri occhi al procedere della vicenda.

In realtà gli eventi essenziali che segnano il percorso esistenziale del protagonista nel passaggio infanzia-adolescenza- maturità, si concentrano nel periodo al tempo della resistenza nella laguna veneta fra il ’43 e ‘il 45, quando l’adolescente protagonista diventa ragazzo vivendo a contatto con il gruppo di partigiani capeggiati dal padre Marc’ Aurelio, ufficiale della Regia Marina e dal suo nostromo Tobia. Guido condivide il suo tempo libero con l’amico del cuore, Scola, compagno di scorribande di pesca in laguna e di lui più esperto con le ragazze: Scola  lo introduce ai misteri dell’amore e lui lo ricambia leggendogli “Guerra e Pace” . Ma il tempo di guerra che li circonda cattura entrambi  progressivamente, coinvolgendoli nelle scelte drammatiche di quel tempo, prima trasformandoli  in staffette di collegamento della rete partigiana clandestina e poi mettendoli davanti a scelte più grandi di quanto la loro età consentirebbe.

Questo coinvolgimento  segnerà il destino di entrambi, tragicamente per Scola e emotivamente per  Guido, inseguito per sempre dalle ombre  di un’esperienza dolorosa che lo allontanerà dal padre e dagli affetti che faticosamente ricerca in alcune figure, davvero suggestive e memorabili che l’autore introduce nel racconto, come la somala Maria, compagna di Tobia, ed evocatrice dei primi fremiti sensuali di Guido, la partigiana Sussurro, leader morale inconsueta del gruppo di resistenti  o la giovane e disinvolta Francesca, prima amante di Guido e sua prima delusione amorosa. E altrettanto indimenticabili risultano le figure del padre, il “comandante “ Marc’Aurelio e della madre di Guido, Elsa, figure accudenti e nello stesso tempo temprate dalla durezza dei tempi a non fare sconti al proprio figlio nel crescerlo a contatto della guerra : genitori così lontani e così diversi da quelli, spesso deboli e impotenti che vediamo oggi alle prese con una generazione bruciata da altre crisi e quasi di monito, nella lettura, a ricordare quanto è stato duro, per genitori e figli, il tempo dell’Europa divisa.