Oltre trecento dipendenti di Italiaonline davanti alle porte di Palazzo Lascaris questa mattina, hanno atteso di essere ricevuti in audizione dal presidente del Consiglio Mauro Laus e da Sergio Chiamparino, presidente della Giunta regionale.
Un incontro durato più di un’ora in sala Viglione al primo piano, durante il quale si sono succeduti interventi dei rappresentanti Rsu delle principali sigle sindacali e di alcuni dipendenti dell’azienda.

Prima a farsi portavoce del disagio dei lavoratori a rischio trasferimento e licenziamento, Luisa Giancitti (Rsu Fistel Cisl), dipendente da 27 anni. «Per senso di responsabilità lo scorso 6 marzo tutte le rappresentanze sindacali hanno risposto alla richiesta non concordata di incontro da parte dell’azienda presso Assolombarda, nonostante nell’arco dell’anno ci sia stato negata più volte la possibilità di un confronto. In aggiunta ai punti all’ordine del giorno, con sorpresa, i vertici di Italiaonline rifilano ai presenti la notizia della chiusura delle sede torinese, con tanto di numeri alla mano: oltre 400 esuberi, 248 solo su Torino. Rassicurazioni in merito alla sopravvivenza della sede torinese erano arrivate mesi fa anche dall’assessore al Commercio per il Comune di Torino, Alberto Sacco reduce da un incontro con i vertici di Italiaonline. A questo punto chiediamo solidarietà alla politica non solo nelle parole ma nei fatti».

Già un anno fa, in occasione dell’incontro al Mise (Ministero dello Sviluppo economico), nel quale si era concordata la cassa integrazione per riorganizzazione aziendale con scadenza a giugno 2018, i sindacati avevano sollevato dubbi rispetto alla legittimità e la concretezza del piano industriale dell’azienda che non presentava, e non presenta neppure oggi, alcuna difficoltà o stato di crisi ma che al contrario si trova in utile.

«I 241 trasferimenti torinesi ad Assago sono un modo per mascherare licenziamenti effettivi già preventivati – dichiara Sonia d’Oronzo Rsu Cgil. – “Il re è nudo” , ciò che sospettavamo nel 2016 oggi si è avverato. La partita non riguarda solo Torino, che è semplicemente l’agnello sacrificale di un progetto più ampio a livello nazionale. Non possiamo permettere, e qui il mio appello al mondo politico, che le attività produttive e i lavoratori diventino oggetto di compravendita per maggiori profitti. Per questo, auspichiamo che nell’incontro del prossimo 20 marzo presso il ministero dello Sviluppo Economico,la Regione faccia pressioni per rivedere il piano industriale e stoppare la chiusura della sede torinese».

Operazioni come quella che sta portando avanti ILO, incalzano altri dipendenti dell’azienda, incidono sul oltre il 50 per cento del carico occupazionale, su 1030 lavoratori sono coinvolti nella riorganizzazione 641 persone. Gli ammortizzatori sociali concessi dal Ministero per rilanciare l’azienda sono stati invece utilizzati per tecniche che avevano come unico fine quello di spartirsi il bottino, un extradividendo di oltre 80 milioni di euro. Negli ultimi 12 mesi non c’è stato alcun piano di riconversione al contrario un depauperamento delle attività e la loro esternalizzazione.

Non manca poi chi spera addirittura in un commissariamento dell’azienda per salvare la pelle, come commentano alcuni esponenti di Uilcom e Cgil – «Oltre al processo al vecchio management di Seat, è in corso un’indagine presso la Procura di Milano che riguarda Italiaonline e più precisamente l’atto di acquisizione di Seat. L’unica speranza di salvare l’azienda è che venga nominato un commissario che agisca nell’interesse dell’azienda, ma per questo bisogna attendere gli esiti dell’inchiesta della Guardia di Finanza che già a gennaio aveva provveduto al ritiro di tutti gli atti e la documentazione ritenuta utile».
Carlo Visconti ex dipendente Seat e responsabile relazioni esterne di Italiaonline propone, in chiusura, la possibilità che Comune di Torino o eventualmente la Regione acquistino azioni di Italiaonline per poter dialogare con gli azionisti dell’azienda sul loro stesso terreno.

«Ciò che mi auguro – conclude Antonello Angeleri della Fistel-Cislè che il presidente Chiamparino riesca a sensibilizzare sull’urgenza di intervenire il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e che, quanto prima, si possa giungere ad un confronto diretto con gli interlocutori dell’azienda, cosa che fino ad oggi è mancata. La situazione che stiamo vivendo può trasformarsi nella punta di un iceberg di una serie di altre situazioni finora nascoste a livello nazionale. La politica intervenga per mettere mano a quelle leggi che oggi consentono che le aziende vengano prima comprate, poi utilizzate e infine parcellizzate sia nelle attività che nel personale».