Memories, ma non solo nell’incontro “Torino, storie di notti e note” promosso dal quotidiano  Nuova Società alla Festa de l’Unità di Torino. Sul palco Oscar degli Statuto, Tigre dei Mostricci, Eugenio Cesaro degli “Eugenio in via di Gioia” e Danilo Citriniti. A moderare Giulia Zanotti e Susanna De Palma, entrambe giornaliste di Nuova Società

Oscar ha spiegato come «Nella grigia Torino anni 80, scandita dai tempi della Fiat vi fu un vero movimento d avanguardia musicale e culturale.  Attraverso la musica  si crearono dei modi di stare insieme antitetici agli schemi del  “sistema Fiat”».

Per l’esponente degli Statuto (storico gruppo torinese legato al movimento Mods),  Torino vide in quegli anni non facili l’imporsi di diversi gruppi che  rappresentarono l’avanguardia musicale di quello che fu definito underground italiano. Un movimento che esprimeva una grande voglia di cambiamento. Un fenomeno che spaziava su diversi genere musicali si pensi allo ska degli Statuto , alla world degli Africa Unite e all’imperante rock che ora fa molta fatica ad esprimersi se non attraverso ripetitive cover lottando con locali che puntano sul karaoke. .

Questo mentre nascevano realtà come l’Hiroshima Mon Amour, il Metro, il Tuxedo insieme alle prime radio libere (Radio Torino Altenativa e Radio Reporter) con i  Murazzi che avevano le porte aperte fino a tardi  per chi voleva suonare e vivere quella dimensione unica di  svago senza regole.   Locali, esplosi negli anni 90, che avevano  precise identità  per artisti e sperimentazioni.

Mentre parla Oscar dalla platea echeggia un “Forza Toro”.

A colpire con la sua freschezza e simpatia è stato il giovane cantante Eugenio Cesaro (Eugenio in via di Gioia): «Io racconto quello che vedo – ha precisato Eugenio – il mio è un racconto della città che parte dal profondo personale. Una realtà che secondo la sua analisi sociologica, non si basa su divisioni verticali come un tempo mentre ora, anche via internet, si possono tenere in piedi gruppi assonanti che non devono per forza essere vicini fisicamente ma che hanno temi comuni che lii legano oltre gli stereotipi. Insomma un coinvolgimento che non parte da fattori locali ma personali».

Tigre dei Mostricci, storico gruppo di deejay, ha ricordato il mondo dei Murazzi. «Un mondo dove sparivano le diversità sociali, in cui  si andava a finire la serata e non vi erano schemi. Tutti dal professionista, all’artista più noto o al giovane disoccupato  condividevano quella dimensione come una sorta di porto franco. Un posto dove potevi trovare un giovane Roy Paci  bevuto e dormiente in un angolo fuori da un locale a tarda notte.Ma ormai quell epoca si è chiusa e non sarà più come prima». I locali murazziani inizialmente erano solo due “Giancarlo e il Dottor Sax”. Un vero regno dei notturni di ogni genere in cui non si era mai giudicati.

“Ma Torino si può ancora fare davvero musica?”  In teoria ora basta un pc e costi limitati per produrre quello che prima potevi fare in ore di sala di registrazione. Ma tra Siae, permessi e soprattutto i vincoli per il rumore è diventato tutto più difficile, anche per le rigidità dei locali e l’inflessibilità delle ordinanze. Questo mentre i giovani sembrano preferire il ritrovarsi a bere e chiacchierare all’aperto fino a tardi, come accade in Piazza Santa Giulia in Vanchiglia o a San Salvario.

Locali che spesso non hanno quasi mai una loro identità, come invece era in passato.