Dunque doveva venire apposta da Roma il vice Presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio per sedare la rivolta del consiglieri Grillini e farci sapere che i Giochi di Torino 2026 dovranno avvenire, se mai ce li assegneranno, senza sprechi, senza consumo di suolo, con attenzione sugli appalti, ecc. ecc.
Eccerto, anche perché era proprio quello l’oggetto del contendere, e i nostri eroi hanno impedito con il loro “Documento” che porteranno tronfi e orgogliosi in Aula, che tutto questo possa avvenire. Un po’ come hanno fatto a Roma per lo stadio… Mah…

Mi immagino le risate sotto i baffi di molti osservatori interessati…

Comunque il dato politico davvero prospetticamente preoccupante è che la nostra Chiara Appendino ha da ieri sera consegnato anche ufficialmente e non solo sostanzialmente le chiavi delle scelte vere ad altri. Non che avessimo bisogno di conferme ma la certificazione è avvenuta ieri.
Dopo che in piena crisi, a quanto si è letto pare non solo politica, ha chiesto per l’ennesima volta “l’aiuto da casa” a capidigabinetto, portavoce, famigliari stretti che più stretti non si può, la nostra Sindaca travicello, spavalda e arrogante fuori, debole e fragilissima dentro, stavolta ha dovuto scomodare addirittura il vicepremier Di Maio (peraltro a sua volta noto esperto di Giochi Olimpici) per trovare una “via d’uscita” che appariva ovvia dall’inizio della tragi-commedia.

I consiglieri grillini voteranno quindi un documento-manifesto, senza alcun effetto giuridico, dei “valori del M5S” per una Olimpiade “diversa” e orgogliosi trallalerò trallallà potranno dire di “aver dato il loro contributo” e impedito alla “Spectre” di “mettere le mani sui Giochi”.
Bene, non era il caso di far tutto sto casino per arrivare a votare una mozione del genere, con tutte quelle inutili e inattuabili che hanno votato in questi due anni, una più una meno, non se ne accorgeva nessuno.

Ma quelli che in questo braccio di ferro apparentemente hanno vinto o sentono di aver vinto, i consiglieri grillini, in realtà hanno palesato, nuovamente, la loro intrinseca debolezza. Una debolezza strutturale e ineliminabile già evidenziata in tante altre occasioni dovuta al fatto che per molti di loro, che lo sanno, l’esperienza che stanno vivendo è un irripetibile sei al superenalotto, che consegna stipendi e prerogative che in alcuni casi sono essenziali ad arrivare alla fine del mese. È bastata la sola prospettiva di dover “andare a casa” minacciata, fintamente, da Appendino per far rientrare anche i più spavaldi sanculotti a più miti consigli e individuare la sceneggiatura della manfrina andata in scena al cinema di Palazzo di Città. Bù! E la rivolta non c’è più, rimandata alla prossima occasione.

Al di là dell’ironia il tema è piuttosto serio. Due debolezze così non fanno una forza, fanno solo una somma di debolezze che rende ancor più debole la Città nella sua prospettiva di sviluppo ma anche piuttosto fragile nel suo sistema di anticorpi contro degenerazioni e malaffare. Quello vero.

Comunque il dato positivo è che almeno Torino la candidatura per ospitare i Giochi del 2026 la presenterà. Appendino ha fatto di tutto per complicare una cosa così facile e adesso non resta che sperare nel miracolo.