Ufficializzato il cambio della guardia a Torino. Passa di mano il testimone per la massima autorità provinciale dell’ordine e sicurezza pubblica. A Francesco Messina succederà Giuseppe De Matteis, classe 1959 che assumerà le funzioni da oggi, 3 aprile.

De Matteis, nella Polizia di Stato dal 1985, ha diretto le Questure di Frosinone e Latina prima di approdare all’Ispettorato di PS della Camera dei Deputati. Un trascorso sindacale di primo piano come componente della Segreteria nazionale del SIULP, organizzazione sindacale di polizia sintesi delle tre anime confederali fino al 1999, anno in cui avvenne la scissione e la nascita del SILP, che si ispira ai valori e al modello della CGIL.

Può sembrare un passaggio di poco conto, ma l’arrivo di un nuovo Questore costituisce un fatto rilevante per un territorio. È anche l’occasione per fare alcune riflessioni sul “modello di sicurezza” del Paese, strettamente correlate al “modello organizzativo” delle forze di polizia.
La sicurezza rappresenta il “settore zero” dell’economia di un Paese, sta alla base della convivenza sociale e garantisce le libertà civili e politiche. Un contesto sicuro rappresenta un bisogno primario per i cittadini, e per l’iniziativa economica e imprenditoriale, ma circoscrivere alla sola sicurezza pubblica la funzione di garanzia è un errore di molti.

Produrre sicurezza è una vera e propria sfida alla complessità, in prima battuta perché essa ha costi insostenibili per chiunque, poi perché non è legata solamente all’azione di prevenzione e repressione dei reati. È diffusa e viene diffusa strumentalmente, invece, l’idea che un approccio affidato unicamente ad una risposta reattiva possa contrastare devianza e degrado, mentre le dinamiche sociali ed economiche richiedono una elaborazione da parte di chi governa il territorio che deve metter e in campo le azioni che servono per scongiurare fenomeni di criminalità e illegalità tipici dei contesti degradati.

Con queste premesse, l’azione delle forze di polizia, a differenza di quanto si teorizza ed avviene con troppa frequenza, diventa residuale ed emergenziale. Tocca alle istituzioni amministrative e sociali adottare gli opportuni strumenti di prevenzione situazionale. È quello che accade nelle principali città europee che funzionano: attenzione alla programmazione urbana, sviluppo della dimensione di comunità, miglioramento dell’efficienza dei servizi e della prevenzione sociale, un welfare giusto e coerente, un buon livello di occupazione e il contrasto alla corruzione.

È agli amministratori locali che spetta, prima di chiunque altro, il compito di mettere a sistema le diverse politiche pubbliche per incidere effettivamente sulla qualità della vita, un percorso che va intrapreso contrastando i fattori ambientali e i comportamenti che producono allarme e percezione di insicurezza.

La sicurezza/insicurezza è così rilevante che è al centro di ogni campagna elettorale dell’ultimo quarto di secolo. È cruciale per le ricadute politiche e per la potenza comunicativa e persuasiva dei contenuti, una leva straordinariamente efficace, capace di alimentare la paura e indirizzare il consenso più di ogni altra argomentazione.

Tornando al cambio del vertice della Questura, chi è attento alle dinamiche organizzative avrà percepito cambiamenti importanti negli ultimi anni. La figura del Questore, infatti, ha sempre rappresentato lo Stato all’apice delle forze di polizia nel territorio. Questi doveva rientrare nel profilo del poliziotto, ottimo funzionario pubblico, capace di interpretare diligentemente il proprio ruolo istituzionale. Oggi, per affrontare al meglio il tema delicato della sicurezza, i Questori debbono obbligatoriamente tentare la via dei comunicatori, Francesco Messina è stato uno di questi.

Nell’anno di permanenza in città ha cercato di curare questo delicato profilo, interpretando volentieri il suo ruolo in consonanza con quello più squisitamente mediatico, analogamente a quanto era avvenuto nelle sue precedenti esperienze di Varese, Caserta e Perugia.

Il territorio torinese è una realtà fatta di identità culturale e politica, sempre al centro del confronto e del dibattito sui temi economici, sociali e politici, caratterizzati da una forte iniziativa di movimenti e associazioni, della società civile, della politica, in particolari sui temi del TAV, ma anche dell’immigrazione. Torino resta un laboratorio politico e sociale dentro il quale tutto può apparire facile e difficile, insieme.

Da qui dovrà partire la missione di Giuseppe De Matteis, con un passaggio di un testimone che nel prossimo biennio lo impegnerà a fondo. Troverà una città che sta perdendo la sua verve economica, culturale e anche politica a causa del perdurare della crisi economica, ma anche alle scelte di politica locale con la conflittualità sul TAV, senza tralasciare le conseguenze della tragedia di piazza San Carlo con le negative ricadute d’immagine della città e che ha messo a dura prova la rete di relazioni tra i diversi soggetti sul territorio e anche l’iniziativa di chi opera nel campo della cultura e dello spettacolo.

A Torino, come avviene per tutto il territorio nazionale è forte la percezione dell’assenza di un “modello di sicurezza” del Paese, aggravato dalle scelte strategiche che hanno reso il contrasto all’immigrazione una priorità, accompagnata dall’attacco alla rappresentanza e alle istanze di diverse categorie di cittadini.

Quando manca un vero e proprio “modello di sicurezza” tutto il Paese ne patisce le conseguenze. Accade perché in Italia le scelte si adattano continuamente agli scenari che si presentano, assumendo una connotazione preoccupante quando esso appare privo di strategia. Oggi la sicurezza è subordinata alle pressioni dei media e alla percezione di insicurezza strumentalmente amplificata dall’iniziativa politica di destra, in particolar modo nei periodi che precedono le elezioni.

Il “modello di sicurezza” è una priorità perché corrisponde ad uno dei bisogni primari e perché è il contenitore dentro al quale collocare valori costituzionali e la “missione securitaria” di questo Paese, pertanto si parla di profilo non trascurabile e degno di particolare attenzione.

Da questa prospettiva, nessuna forza politica è stata capace di affrontare la questione in modo organico adottando le iniziative che servono per costruire un opportuno “modello di sicurezza” del Paese. Di conseguenza anche le forze di polizia risultano essere prive di un modello organizzativo all’altezza, lo percepiscono quotidianamente gli addetti ai lavori, che devono fare i conti con importanti carenze dell’organico, delle risorse e dei mezzi a disposizione, ma anche i cittadini che, soprattutto nei contesti più critici, patiscono l’assenza delle Istituzioni.

Appare evidente che, se non si apre una seria riflessione e un confronto su questo tema, si corre il rischio di patire una contrazione degli spazi di democrazia. Alcuni segnali, da questo punto di vista, si intravvedono già, contenuti nel decreto sicurezza, nella legge sulla legittima difesa e nelle quotidiane proposte di rimodulare la rappresentanza, in ogni ambito.

De Matteis, nonostante tutti questi limiti, erediterà una Questura che mantiene un buon livello organizzativo e dovrà misurarsi con una priorità ancora aperta sotto il profilo giudiziario, quella di superare gli effetti della tragedia di piazza San Carlo, l’incredibile dramma che ha prodotto più di 1.500 vittime, due delle quali decedute.

Il Questore che lascia ha messo mano al controllo del territorio, incidendo sull’organizzazione generale della sicurezza, ottenendo l’apprezzamento dei vertici del Viminale. Anche se il territorio torinese, se comparato ad altre aree del Paese, risulta mediamente sicuro, alle forze di polizia si richiede di restituire la maggiore percezione di sicurezza possibile.

Ma c’era un’altra missione da condurre in porto, quella di ricostruire il rapporto tra le forze di polizia e la città. È anche su questo versante che dovrà ripartire l’azione del nuovo Questore, ricostruendo quella necessaria rete di relazioni istituzionali. Un compito non semplice per il quale serve coraggio e coerenza, attenzione per l’organizzazione e nelle relazioni, e la capacità di stare vicino alla cultura e al territorio di questa città.

 

*Segretario Generale del Silp CGIL Piemonte