Un “avvertimento” al governo del cambiamento, neanche tanto velato? Assolutamente sì, ma è tutto regolare. La telefonata ieri sera tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Giuseppe Conte, dalla quale è poi scaturita la decisione del presidente del Consiglio di autorizzare l’attracco a Trapani della nave Diciotti con a bordo 67 migranti rientra negli interventi propri del capo dello Stato.

I giornali di oggi danno grande risalto all’iniziativa di Mattarella, con a corredo «lo stupore»espresso ieri dal Viminale e gli inviti rivolti al presidente (Lega, FdI) a non occuparsi della questione. La telefonata partita dal Colle non è un atto inusuale per un presidente della Repubblica, che è anche presidente del Csm e capo supremo delle Forze armate.
La vicenda della nave della Capitaneria di porto, un corpo specialistico della Marina militare, impossibilitata – per il divieto posto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini – ad attraccare e la richiesta, sempre da parte di Salvini, di far scendere in manette i migranti dalla nave, hanno interpellato Mattarella nella duplice veste che gli compete per legge. Il capo dello Stato, nel suo ruolo di arbitro, ha il compito di sorvegliare il corretto andamento della vita istituzionale e dei poteri dello Stato per evitare conflitti e contrapposizioni. E anche operare per smorzare i toni di una discussione all’interno del governo, che in questo caso rischiava di diventare incontrollabile.

Ecco allora la telefonata a Conte, che a sua volta, quale premier, ha il compito di coordinare e indirizzare l’attività del governo. Una telefonata che è arrivata dopo che l’argomento migranti e Libia era stato affrontato nell’incontro di lunedì scorso tra Mattarella e Salvini. E dopo la decisione da parte di Salvini di non far attraccare in un porto italiano una nave militare italiana. Ieri sera il Quirinale aveva fatto trapelare come il presidente della Repubblica seguisse con attenzione il caso della Diciotti.