Non è assolutamente necessario essere conoscitori esperti di danza e di spettacoli coreutici, per apprezzare la “ Piccola Storia della danza” che Beatrice Belluschi, direttrice e animatrice della scuola di danza classica e della compagnia “Il Balletto di Torino”, ha appena pubblicato con Neos Edizioni, casa editrice con la meritoria vocazione di dare spazio e stampa a voci della cultura torinese nelle sue varie declinazioni.

Beatrice Belluschi

E l’arte coreutica, con le sue rappresentazioni storicamente legate alla storia della musica e del teatro musicale non vive certo tempi esaltanti come, purtroppo, in generale tutte le forme di spettacolo culturale, e Torino non fa certo eccezione.

Questa storia si legge dunque con il piacere di scorrere velocemente e con curiosità nascita e sviluppo di un’arte, spesso forse considerata minore, ma che in realtà è la più (inconsapevolmente) diffusa ed implicita nella nascita stessa dell’uomo, perché “il movimento” ci appartiene naturalmente come mezzo espressivo di bisogni, emozioni, sentimenti.

Fissato questo principio primigenio e basico, la nostra accompagnatrice ci fa saltare con rapidi cenni tutte le forme meno strutturate che caratterizzano i primi XV secoli per approdare alla corte sontuosa di Versailles dove prendono forma per la prima volta in forma strutturata rappresentazioni in cui si combinano musica, danza, costumi ed effetti scenografici, compresi fuochi artificiali, giochi di luce ed acqua. Ed è anche in quel periodo che inizia il processo di codificazione di movimenti e gesti di braccia e gambe che diventeranno progressivamente la nomenclatura delle tecniche sottese a queste rappresentazioni.

Prima la scuola francese e poi quella italiana nel ‘700 e nell’ 800 generano, all’ombra del Romanticismo, le prime storiche coreografie (Giselle e Le Silfidi per citare le più famose) per lasciare poi spazio e ruolo di leadership alla scuola russa dove la sfilata dei grandi nomi risuona famigliare a chiunque abbia frequentato anche saltuariamente spettacoli di balletto: sotto gli occhi scorriamo nomi, brevi biografie, aneddoti anche gustosi di Petipa, Diaghilev, Nijinsky, Balanchine, dei loro successi, delle rivalità e delle innovazioni che determinano la progressiva maturazione di un’arte complessa che richiede massima disciplina e dedizione oltre ovviamente a talento e carisma.

Sergei Diaghilev

Il pregio narrativo del libro risiede anche nel collegare gli eventi specifici determinati dai protagonisti, con i cenni socio-culturali e storici che determinano le diverse epoche decisive come ad esempio il trasferimento a New York di Balanchine dopo la II guerra mondiale e l’introduzione di tecniche e costumi più moderni e meno sfarzosi (potere della povertà di mezzi indotta dalla cupa atmosfera del vecchio continente) e la vicinanza con altri suoni e altre musiche ( in particolare il jazz) che apriranno la strada alla danza moderna ed in particolare alla imprescindibile Marta Graham che segna la svolta anche contenutistica del balletto moderno, più attento ai temi psicologici e introspettivi che consentono il superamento della dimensione romantica e fiabesca della tradizione.

Rudolf Nureyev

E il rilievo innovativo e, come per tutte le arti, rivoluzionario, che già agli inizi del secolo si era annunciato con le coreografie di Balanchine sulle musiche di Stravinskiy con La sacre du Printemps e L’Oiseau de feu, prosegue negli States con l’emergere dei corpi nudi e statuari dei ballerini fino ad inizio secolo quasi inesistenti nelle coreografie e con i passaggi successivi di avvicinamento a forme di balletto integrate ai musical ispirati prima di tutto alla musica nera afro-americana e dal jazz – chi non ha amato West Side Story con le meravigliose musiche di Leonard Bernstein e la coreografia di Jerome Robbins? o ancora la stupenda stagione dei Fred Astaire e Ginger Rogers? – .

Carla Fracci

E se la nostra Tersicore contemporanea accompagnatrice non nasconde la sua predilezione per la danza classica e la perplessità e diffidenza per le espressioni più “ginniche” ed estreme nella forzatura del corpo in molte compagnie contemporanee, il suo amore illimitato per quest’arte che ha accompagnato la sua vita professionale fin dalle sue prime scuole a Pavia, sua città natale, viene esplicitato nei capitoli finali, nei quali dopo una sintetica biografia dei più famosi astri contemporanei della danza (da Nurejev a Carla Fracci, da Margot Fonteyn a Barishnikov ) ci narra la sua di biografia.

Fatta di studio, umile applicazione e osservazione dei grandi con cui ha potuto studiare o semplicemente ammirare nella sua carriera di ballerina prima e insegnante poi, passata anche per l’Arena di Verona e la Scala di Milano per approdare al Regio di Torino e alla sua scuola, arricchita recentemente da un delizioso piccolo negozio (via Martorelli 70).

Ricavato da una vecchia barberia che ricorda con i suoi specchi l’ambiente affascinante e un po’ fanè dei camerini di teatro, in cui fra tutù e scarpette da ballo potrete trovare anche un libro che sarà utile non solo agli allievi della scuola ma a tutti i curiosi che non si stancano di scoprire piccoli grandi mondi sconosciuti.