#Saveahmad è la richiesta espressa dai consiglieri e dagli assessori regionali attraverso lo striscione affisso questa mattina sulla facciata di Palazzo Lascaris. Il Consiglio e la Giunta regionale hanno infatti aderito ufficialmente alla campagna a favore della liberazione e della revoca della condanna a morte di Ahmadreza Djalali, il medico di Novara, di nazionalità iraniana, accusato di essere una spia e condannato a morte a Teheran il 5 dicembre scorso
L’iniziativa nasce dall’approvazione all’unanimità, da parte dell’assemblea regionale, di un ordine del giorno presentato lo scorso 30 gennaio dal primo firmatario Domenico Rossi (Pd), con cui si impegna la Giunta ed il Consiglio regionale “ad aderire alla mobilitazione per la liberazione del dott. Ahmadreza Djalali esponendo, presso una delle sedi istituzionali lo striscione #SAVEHAMAD”. Medico specialista, collaboratore del Centro di ricerca in medicina d’emergenza e dei disastri (Crimedim) dell’Università del Piemonte Orientale, Djalali è stato arrestato senza mandato di cattura in Iran nell’aprile 2016 ed è tuttora detenuto a Teheran con l’accusa di essere una spia dei servizi segreti israeliani.
“È importante tenere alta l’attenzione sul caso Djalali, che sta attraversando una situazione preoccupante di stallo – afferma il consigliere Domenico Rossi (Pd) -. La sentenza di condanna a morte non è stata sottoposta a revisione e il ricercatore, che ha recentemente ottenuto passaporto svedese, resta in carcere mentre le sue condizioni di salute peggiorano sensibilmente. La reazione dei colleghi di Ahmad e della comunità scientifica mi ha molto colpito e coinvolto perché ha superato i concetti di confine e nazionalità in nome di un rapporto profondo di stima, rispetto e amicizia. È del tutto evidente che una soluzione positiva della drammatica vicenda può passare soltanto da vie diplomatiche, tuttavia le costanti prese di posizione a favore della liberazione concorrono a sollecitare la comunità internazionale e ne rafforzano le azioni sul governo iraniano. Issando lo striscione a Palazzo Lascaris, la Regione Piemonte ribadisce che la battaglia per i diritti di uno solo è sempre la battaglia per i diritti di tutti”.
“Un segnale forte, chiaro e doveroso del Piemonte sul caso Djalali – dichiara il consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza Giorgio Bertola -. Le condanne a morte non sono mai giuste e questa, se possibile, è ancora più odiosa per le infamanti e infondate accuse mosse a un ricercatore medico particolarmente apprezzato sotto il profilo professionale e umano. Lo striscione esposto a Palazzo Lascaris rappresenta la volontà della Regione di non piegarsi alla barbarie di chi vorrebbe togliere la vita a una persona e allo stesso tempo la richiesta, ferma e risoluta, al Governo iraniano di liberare quanto prima Ahmadreza”.
“Con questo gesto – dichiara la vicepresidente del Comitato regionale per i Diritti umani Enrica Baricco – anche il Comitato si associa alla denuncia portata avanti dalla comunità scientifica internazionale e da eminenti personalità della cultura, per le gravi violazioni, privazioni e torture, subite in questi mesi di detenzione dal dottor Djalali. Si tratta di una vicenda che, mettendo a rischio la vita di un singolo individuo, offende in realtà la libertà di ciascuno di noi”.
Il Consiglio regionale aveva già espresso la propria attenzione per le sorti di Djalali, con l’approvazione all’unanimità di altri due ordini del giorno approvati nel febbraio e nell’ottobre 2017 e presentati rispettivamente dal M5s (prima firmataria Stefania Batzella) e dal Pd (primo firmatario Rossi), in cui si invitava il Governo italiano a fare pressioni sul Governo di Teheran affinché rivedesse le decisioni prese e restituisse la libertà a Djalali.