A mezzanotte anziché le streghe è arrivata la puntura di Bruno Vespa durante un ciarliero e salottiero dialogo con Matteo Salvini.

È accaduto che, mentre nel feudo televisivo di Porta a Porta il leader della Lega perorava la causa del federalismo, dei concorsi pubblici su base regionale e, in ultimo, dei centri di produzione Rai sottoutilizzati, la Vespa ha piazzato il suo pungiglione maligno sulla pelle dei lavoratori del Centro di produzione Rai di Torino accusati di aver rifiutato il lavoro. Salvo poi aggiungere con un sorrisino beffardo “avranno avuto le loro ragioni…”.

Per la serie “getti il sasso e poi nascondi la mano”, come quelli di San Damiano, come recita un celebre adagio piemontese. Che altro non è che una delle tanti varianti paesane del probabile falso storico “vile tu uccidi un uomo morto” che Francesco Ferrucci, uno dei difensori della Repubblica Fiorentina negli anni Trenta del Cinquecento, (ma non un santarellino sia chiaro, anche se combatteva dalla parte giusta, almeno per noi), avrebbe rivolto a Fabrizio Maramaldo, mercenario al soldo dello straniero, già noto alle cronache dell’epoca per aver aperto la strada al femminicidio trucidando la moglie.

L’ospitato Salvini non è rimasto però in silenzio ed ha proferito a mezza voce qualcosa che assomigliava a: “poi faremo i conti coi sindacati”. A che cosa alludeva Ferruccio Matteo Salvini: alla mancata difesa di Cgil Cisl e Uil dei lavoratori della Rai di Torino?