Mimmo Lucà ha lasciato il Partito Democratico. L’ex parlamentare e già presidente nazionale delle Acli ha consegnato la tessera in relazione alle frasi del Procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo, che aveva parlato nella sua requisitoria del processo Minotauro Bis di un’ala deviata del Pd che avrebbe avuto rapporti con la ‘Ndrangheta, nonostante nessun iscritto ai Dem sia finito sotto inchiesta.

Un riferimento, secondo alcuni, a dei presunti contatti tra il boss Salvatore “Giorgio” De Masi, condannato in via definitiva a nove anni per associazione mafiosa,  Mimmo Lucà e Nino Boeti. Nomi, come detto, mai finiti però nel registro degli indagati.

Un’allusione che non è andata giù a Lucà. «È una scelta di inevitabile responsabilità – ha detto l’ex parlamentare durante la conferenza stampa in via Masserano, in cui ha dato l’addio – non è stata facile, ci ho pensato due giorni e due notti: lascio il Pd con effetto immediato, una telefonata non può essere scambiata per complicità e non può diventare la leva con cui far precipitare la mia reputazione nella palude della cattiva politica».

«Si è parlato di collusione, contiguità, scambio di favori con la ‘ndrangheta, calabresità e altro ancora. Un frullatore alimentato dalle tastiere social del fomentare il discredito della politica, accrescere il risentimento popolare e diffondere quel pessimo luogo comune che tanto in politica sono tutti uguali, ovvero disonesti».

«Chi conosce la mia storia, la mia condotta di uomo pubblico e la mia attività parlamentare, i valori a cui ho sempre ispirato il mio impegno politico e il servizio alle istituzioni – ha aggiunto – sa bene che sono una persone onesta e perbene, che posso aver commesso una leggerezza o una imprudenza con quella maledetta telefonata, ma la collusione con la criminalità organizzata è quanto più lontano da me e da tutto il percorso della mia vita».

Rammarico e sorpresa arriva dalla segreteria metropolitana: «Apprendiamo con rammarico e con assoluta sorpresa che Mimmo Lucà ha deciso di lasciare il Partito Democratico. È sempre un dispiacere quando qualcuno con cui si sono condivisi momenti di intensa militanza e che ha dimostrato di credere nei tuoi stessi valori, decide di abbandonare e per questo speriamo possa ripensarci».

Continuano da via Masserano: «Comprendiamo il suo stato d’animo e l’insieme di ragioni che lo hanno portato a maturare questa decisione, è uno stile che fa onore a Lucá come politico e come persona, ma siamo convinti che il Pd sappia essere comunità nei momenti difficili e trovare altrettante valide ragioni per andare avanti insieme».

“Nessun esponente Pd è stato interessato dal procedimento penale”

Come detto Francesco Saluzzo aveva parlato di “un’ala deviata del Pd”, composta da “un paio di esponenti torinesi del Partito Democratico” che avrebbe avuto rapporti con il De Masi. Dall’inchiesta Minotauro sono emersi contatti tra i politici e il boss fin dal 2010, con lo scopo di incassare voti per le primarie locali. Gli investigatori sentirono gli interessati i quali negarono di sapere che De Masi fosse legato alla ‘ndrangheta. Aveva specificato il procuratore generale: «Io non ho parlato del Pd nel suo complesso. Il Pd non è questo E queste persone non rappresentano tutto il Pd. Senza contare che il fenomeno della ricerca di serbatoi di voti è vasto e ha una portata più generale. Parliamo però di persone che facevano cattiva politica. Senza farsi troppe domande».

Immediata era arrivata la replica del Partito Democratico di Torino: «In merito alle dichiarazioni del Procuratore Saluzzo sulla presunta esistenza di “un’ala deviata del Partito Democratico”, desumibile, secondo il magistrato, dalle carte dell’inchiesta “Minotauro”, crediamo sia utile rifuggire ogni semplificazione».
«Lo stesso Procuratore ha chiarito di non riferirsi al PD nel suo complesso, confermando che nessun esponente è stato interessato dal procedimento penale. Come Partito continueremo a tenere alta l’attenzione coltivando sempre più efficaci anticorpi contro possibili infiltrazioni criminali. La Legalità è uno dei principi guida della nostra azione e continueremo a ritenerlo tale», concludevano dalla segreteria torinese da Pd.