“Lei promette bene, le dicevo, e probabilmente sbaglio, comunque voglio darle un consiglio, lei ha una qualche ambizione?

Ma… non…

E allora vada via… Se ne vada dal PD. Lasci il PD finché è in tempo. Cosa vuol fare, il deputato?

Non lo so, non… non ho ancora deciso…

Qualsiasi cosa decida, vada a fare Politica a Londra, a Parigi, vada in America, se ha le possibilità, ma lasci questo Partito. Il PD è un Partito da distruggere: un posto bello e inutile, destinato a morire.

Cioè, secondo lei tra un poco ci sarà un’apocalisse?

E magari ci fosse, almeno saremmo tutti costretti a ricostruire… Invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri. Dia retta, vada via…

E lei, allora, professore, perché rimane?

Come perché?! Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere”.

“La meglio gioventù” adattata alla situazione dei democratici? Sembra davvero un dialogo che potrebbe avvenire tra un ipotetico dirigente del PD e un altro molto più ipotetico giovane dello stesso Partito. In fondo, chi non si schioda è perché “ha la passione per la Politica”, mica per altro. Ma se ad un tratto accadesse il miracolo? Se, dunque, chi è spiaggiato sull’attività politica come un capodoglio decidesse di farsi da parte?

Il mondo, certo tra mille difficoltà, dovrebbe andare avanti comunque. Anche i fiumi continuerebbero a scorrere, dal cielo dovrebbe continuare a piovere, arriverebbero Natale e poi la Pasqua e le rondini continuerebbero a non fare primavera.

E così come è stato difficile per gli USA immaginarsi subito dopo l’assassinio di Kennedy, per la Cina dopo la morte di Mao, per Cuba dopo Fidel Castro e per Torino dopo la sconfitta di Fassino, niente impedirebbe che “dopo” una certa classe dirigente possa sopravvivere anche il PD.

Addirittura chissà, potrebbe perfino andar meglio.