Operazione di polizia a Torino e Bologna che ha portato all’arresto, per il momento di 14 persone nel capoluogo piemontese, appartenenti un clan di nigeriani, che gestiva traffici di droga e prostituzione.

Due i blitz in Piemonte ed Emilia, in cui sono stati impiegati 200 agenti di polizia coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Bologna e 300 quelli a Torino: in manette sono finiti anche i capi dell’organizzazione mafiosa Maphite, dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti, uso indebito di strumenti di pagamento elettronico, partecipazione del clan ai violenti scontri con organizzazioni criminali nigeriane contrapposte.

Come detto l’indagine su Maphite tocca anche Torino: nel capoluogo piemontese la Procura ha coordinato le indagini e i provvedimenti restrittivi sono stati emessi  in coordinamento con quelli della Procura di Bologna, per “colpire l’intera associazione mafiosa dei Maphite operante nel centro-nord Italia”.

Tra i destinatari dei fermi ci sono coloro che ricoprivano un ruolo apicale all’interno dell’organizzazione criminale; coloro che decidevano le nuove iniziazioni, che gestivano la prostituzione, che mantenevano i rapporti di forza con le altre organizzazioni criminali, che gestivano lo spaccio di droga nelle piazze cittadine.

Per rappresentare il potere sul territorio ed essere riconosciuti dai loro connazionali, gli affiliati del cult nigeriano Maphite indossavano baschi o abiti con il colore verde. «Si tratta – spiega Marco Martino, dirigente della Squadra mobile di Torino – di comunicazione non verbale diretta ad altri rappresentanti della comunità nigeriana che riconoscendo quei simboli e qui colori sapeva esattamente con chi hai a che fare».

«Non è una mafia raffinata ed è un fenomeno interno alla comunità nigeriana, ma non va sottovalutato. Ed è da reprimere adesso – spiega Paolo Borgna, procuratore reggente a Torino, in merito all’indagine.

«È un fenomeno – ha aggiunto – che bisogna reprimere sino da quando è ancora sviluppato in maniera rude».

Il magistrato ha ricordato che la procura di Torino è stata la prima, anni fa, a contestare l’associazione per delinquere di stampo mafioso per i clan nigeriani. In queste indagini, che sono state coordinate dalla Dda di TORINO guidata dal pm Anna Maria Loreto, è stato utilizzato un infiltrato.