A chi è solito frequentare, nelle fredde notti invernali, i caldi ripari offerti dai rifugi alpini, sarà sicuramente capitato di imbattersi in un racconto molto particolare. Nelle nostre valli, infatti, è presente da secoli una tradizione orale dedicata ad un leggendario animale, che popolerebbe i pendii e le creste più impervie delle Alpi.
Si tratta del Dahu, il camoscio dalle zampe asimmetriche.

Da sempre presente nelle valli piemontesi… ma non solo!

La presenza del Dahu è da sempre attestata (o almeno, così si tramanda) nelle zone alpine piemontesi, al confine con la Francia. Secondo la tradizione, tuttavia, avvistamenti del curioso animale sarebbero stati fatti persino sui Pirenei e, addirittura, sulla catena dell’Himalaya.
Il nome deriverebbe dal richiamo amoroso del maschio nei confronti della femmina, un suono che assomiglierebbe molto a Daù Daù Daù!

Caratteristiche fisiche

Il Dahu sarebbe dunque un mammifero quadrupede molto particolare.
Simile al camoscio, presenterebbe, secondo la tradizione, tratti riconducibili ad un incrocio con una volpe e un tasso. Per alcuni alpinisti, senza dubbio, oltre alle corna avrebbe anche un paio di zanne.
La caratteristica principale, tuttavia, è sicuramente quella legata alle zampe. Il Dahu avrebbe infatti gli arti asimmetrici: da un lato sarebbero più corti che dall’altro. Questa particolarità gli permetterebbe di risalire con molta facilità i pendii più scoscesi e le creste più ripide, senza correre il rischio di cadere.

Purtroppo, data questa asimmetria, l’animale avrebbe potuto camminare soltanto in un verso (orario o antiorario) a seconda della asimmetria presentata, risalendo la montagna costantemente dallo stesso lato, girando in tondo.

Proprio per questo, i Dahu si dividerebbero in due categorie: i Dahu destrogiri, che avrebbero le zampe più corte dal lato destro (e che camminerebbero perciò soltanto in senso orario) e i Dahu levogiri, che camminerebbero solo in senso antiorario avendo le zampe più corte sul lato sinistro.
Altra caratteristica unica: i Dahu deporrebbero le uova pur essendo dei mammiferi (un po’ come l’ornitorinco per intenderci).

Come catturare un Dahu?

Sulle Alpi si dice che catturare un Dahu sarebbe alquanto difficile. Nonostante tutto, nei secoli un modo è apparso più vincente degli altri.
Anzitutto, bisogna essere almeno in due.
Dopo essersi appostati su un pendio particolarmente ripido, si attende la comparsa dell’animale. A questo punto, uno dei due cacciatori dovrebbe seguire il Dahu alle spalle e chiamarlo.
Lo strano animale, di natura molto curiosa, si girerebbe immediatamente per capire l’origine del richiamo ma, così facendo, perderebbe l’appoggio dato dalle zampe più lunghe. Senza più equilibrio rischierebbe di rotolare a valle; se non fosse che, qualche metro più in basso, dovrebbe trovarsi il secondo complice, che, con l’aiuto di un sacco o di una rete, afferrerebbe il Dahu al volo.
Qualche montanaro afferma che l’azione avrebbe sicuramente un maggior successo se compiuta alla presenza di una giovane e bella ragazza di montagna.

Ipotesi sulla sua estinzione

Sebbene molti alpinisti affermino di vedere ancora il Dahu nei luoghi più remoti, nascosti oltre i boschi di alta montagna, molti sostengono che il mitologico animale si sia ormai estinto. Le cause sarebbero molteplici.
Anzitutto la presenza massiccia di turisti nei luoghi abitualmente occupati dall’animale. Spaventato dalle voci, i Dahu avrebbero iniziato a girarsi per capire da dove provenissero rumori così estranei al loro ambiente, perdendo l’equilibrio e cadendo nel vuoto.
Un’altra possibile causa di estinzione sarebbe derivata dalla difficoltà di accoppiamento tra il maschio e la femmina: incontrandosi muso contro muso, senza la possibilità di cambiare posizione, i due esemplari nell’accoppiamento avrebbero dovuto tentare evoluzioni da veri equilibristi, sempre più difficili.

Da ultimo, i Dahu nati da un esemplare levogiro sarebbero stati – secondo la tradizione – destrogiri e viceversa. Il piccolo quindi, appena lasciato il grembo materno, avrebbe dovuto procedere per sempre in direzione opposta a quella della madre, senza mai più incontrarla.
Se non si fosse sentito pronto a vivere da solo e avesse tentato di tornare dalla madre, invertendo il senso di marcia, sarebbe tristemente precipitato a valle.

Realtà o leggenda?

Inutile dire come l’ispirazione per la creazione di una tale figura sia derivata, soprattutto sulle nostre montagne, da quanto visto fare dagli stambecchi sulle pareti rocciose più impervie: questi animali, sfruttando la particolare forma dei propri zoccoli, riescono ad arrampicarsi su pendii praticamente verticali in modi a dir poco impensabili.

La suggestione dei montanari e la necessità di creare miti e leggende che permettessero di trascorrere le lunghe notti invernali intorno al fuoco hanno fatto il resto.
In effetti, nessuno ha mai documentato con una foto o una prova materiale l’esistenza del Dahu, nonostante alcuni disonesti abbiano cercato di vendere, nel corso degli anni, fantomatiche uova di Dahu ai turisti più sprovveduti.

In ogni caso, la memoria del Dahu rimane forte nei racconti di montagna. Non di rado si trovano, nei borghi alpini, rimandi all’animale in nomi di ristoranti, vie e libri di folklore.
Persino Torino, per le Universiadi del 2007, ha scelto il Dahu come mascotte (in una versione bipede e meno “strana” della originale).