Nei secoli precedenti al ‘900, soprattutto nelle zone rurali, la guerra ha da sempre rappresentato un evento pressoché inevitabile. Un accidente al quale non poter sfuggire. Il soldato non di carriera faceva il proprio dovere senza protestare, come se si trattasse di un servizio dovuto, quasi una attività quotidiana rientrante nella normalità. Un grande inconveniente, certo, ma sopportabile.

Questa mentalità era dovuta al fatto che certamente le probabilità di tornare alle proprie case erano assai superiori rispetto a quelle dei soldati novecenteschi. Si partiva con l’animo rassegnato, ma abbastanza consapevoli che quell’esperienza, seppur greve, avrebbe interessato un periodo relativamente breve di vita.
Anzi, i giorni guerreschi sarebbero diventati materia di racconti per anni e anni.

La Grande Guerra

La Grande Guerra cambia il paradigma. I massacri di Caporetto, dell’Isonzo e del Piave influenzano la mentalità delle persone interessate dalla guerra. Chi parte per il fronte sa di avere poche speranze di fare ritorno. E così risulta facile immaginare il contadino che si gira un’ultima volta a guardare la sua casa, i suoi attrezzi e il bestiame, salutandoli dentro di sé per (forse) l’ultima volta, prima di andare incontro a un destino denso di dubbi e sofferenza.

Nonostante tutto – e per fortuna – molti riescono, nel 1918-19, a tornare alle proprie case, soprattutto in Piemonte. Le campagne del cuneese e dell’alessandrino tornano a brulicare di vita. I reduci, poveri, ma grati per essere scampati al massacro, vogliono ringraziare in massa chi li ha protetti durante le lunghe giornate passate nelle trincee e durante i sanguinosi assalti. E lo fanno a spese proprie, con gli strumenti che possiedono.

Gli ex voto, da sempre diffusi nelle cappelle contadine piemontesi (se ne conservano alcuni rari esempi relativi addirittura alle guerre di indipendenza), diventano il mezzo con cui rappresentare il proprio status di “salvato”, ringraziando quell’aiuto spirituale che ha loro permesso di fare ritorno a casa.

Come cambia la soggettistica

Nei secoli precedenti, come detto in apertura, la guerra non era sicuramente il principale assillo nelle campagne: le scene di grazia ricevuta rappresentate erano così le più svariate, ma tutte legate a guarigioni da malattie o a qualche incidente agreste. Vero è che molte tavole sono andate perse o distrutte nel corso del tempo, ma le indagini e i numeri in nostro possesso propendono decisamente in questa direzione.
Nel 1918, invece, più del 30% degli ex voto piemontesi si riferiscono alla guerra. Le scene immortalate sono varie: al Santuario della Madonna della Divina Provvidenza è presente una tavola votiva dedicata a un gruppo di alpini e di fanti di Racconigi, che rendono grazie alla Madonna per essere tornati a casa.

Al Santuario di Nostra Signora delle Rocche è possibile ammirare una tavola tra le più commoventi: la grazia è stata ricevuta dai sei fratelli Carosio, inginocchiati sulla sinistra, tutti tornati sani e salvi alla fine del conflitto.

Sono poi diverse le tavole votive dedicate a combattimenti aerei, navali e ai numerosi assalti alle trincee nemiche, nelle quali le scene cruente e sanguinose sono osservate dalla Divinità, intenta a salvare il futuro miracolato.

Esempi di una fede rurale, semplice e contadina, non soltanto nella Madonna, ma anche verso quei Santi “di paese” delle più piccole e sperdute terre di campagna, offerti come preghiera personalizzata che ancora oggi ne perpetua il ricordo.

La Seconda Guerra Mondiale

Risulta interessante sottolineare, da ultimo, la differenza degli ex voto successivi alla Grande Guerra dalle rappresentazioni votive post Seconda Guerra Mondiale.

Così come, durante il secondo conflitto mondiale, cambiarono i soggetti interessati dagli eventi bellici, allo stesso modo mutarono le immagini rappresentate da chi si era salvato da una situazione più o meno pericolosa. Se negli anni ’20 si assiste a quadretti votivi aventi ad oggetto scene di guerra tout court (cannoneggiamenti, assalti, scoppi di granata e simili), alla fine della seconda guerra aumentano decisamente gli ex voto offerti da civili. Civili sopravvissuti ai bombardamenti e alle rappresaglie, a incendi ed esecuzioni sommarie. Donne, bambini e anziani sostituiscono il militare: la guerra non coinvolge più soltanto quest’ultimo, ma abbraccia un contesto più ampio, sconvolgendo l’esistenza di chiunque.