Nel 1963 Francesco Rosi, regista dal forte impegno sociale, di denuncia civile e politica, realizzò il film “Le Mani sulla città”, con la sceneggiatura di Enzo Forcella, Raffaele La Capria, Enzo Provenzale, dello stesso Rosi e con le musiche di Piero Piccioni; tutti autori di serie A.

Dietro la macchina da presa Rosi diresse attori del calibro dell’americano Rod Steiger e di Salvo Randone, un gigante del teatro e in una sorta di ritorno al Neorealismo fece debuttare l’allora segretario della Federbraccianti, poi senatore del Partito Comunista Carlo Fermariello, con comprimari che seppero dare la giusta impronta drammatica alla trama che il film richiedeva: una storia di corruzione sullo sfondo di una Napoli soffocata dalla speculazione edilizia.

A quel film si è sempre guardato con la lucida coscienza civile di chi vuole evitare a qualunque città quel triste destino, di rimanere cioè prigioniera di un arbitrio melmoso od ostaggio di una illegalità diffusa nel nome di uno sviluppo drogato e criminale. Saldi principi per un credo morale che le persone perbene hanno sempre associato all’idea di una crescita nella convivenza civile che favorisce la redistribuzione della ricchezza.

A cinquantacinque anni da quel film e a ridosso dell’ultima sortita grillina in Sala Rossa, abbiamo scoperto con sgomento che una città, in questo caso Torino, può essere soffocata anche rovesciando le situazioni: per esempio, con il rifiuto deliberato di usare quelle mani, se non alzandole per dare un voto che le spegne la vita.

Un “no” asfissiante a pensare, a fare, a realizzare, a costruire. Un “no” a tutto ciò che odora di nuovo: Tav, Olimpiadi, Ztl dal volto umano, Linea 2 metro. In quest’impresa di tempi purtroppo correnti, che ha riscosso la protesta unitaria delle categorie sociali, il Movimento sociale Cinque stelle si è rivelato insuperabile. E i suoi divi, dalla arruffapopoli Valentina “La Sganga” e dal principe dei “buttafuori” Fabio Versaci, presidente del consiglio comunale, alla divina Nostra signora Appendino, hanno confezionato una regia e interpretazioni da Oscar per questo remake al rovescio di Mani sulla città che toglie il respiro… ai torinesi.

I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e ambientale che li produce, avvertiva Francesco Rosi.

A Torino, invece, personaggi e fatti sono purtroppo reali, mentre è drammaticamente immaginaria la realtà sociale e ambientale in cui pensano di muoversi i nostri protagonisti.