In corso Casale, quasi al confine della città, esiste una chiesetta che a prima vista può sembrare “di campagna”. In effetti, un tempo, lo era. È una chiesa semplice, ben proporzionata, incastrata tra le case che si affacciano sul fiume.

Al di là dell’aspetto agreste, la chiesa della Madonna del Pilone – questo il suo nome – racconta una storia di secoli, di miracoli e di Madonne.

E di una bambina prodigiosamente scampata alla morte.

Il pilone e il mulino

Dove oggi sorge la chiesa, nel 1587 era stato eretto un pilone votivo dedicato alla Santissima Vergine Annunziata, accanto ad una piccola cappella. Sul pilone erano raffigurate le immagini della Madonna e dell’Angelo: entrambe le effigi erano rivolte vero il Po.

A poca distanza dal pilone v’era uno dei mulini fluviali di Torino, detto “delle catene”, presente – dicono le cronache – sin dal 1474.

È lo storico Luigi Cibrario a confermarcelo nella sua Storia di Torino: «Vedevasi sulla riva destra del Po, lungo la collina al nord-est di Torino, alla distanza d’un miglio, un mulino chiamato delle catene. Presso al medesimo rizzavasi un pilone o tabernacolo sul quale era dipinta la Vergine Ss. Annunziata dall’Angelo».

Il miracolo del 29 aprile 1644

Il 29 aprile del 1644, una bambina di undici anni di nome Margherita Molar, figlia di un calzolaio, dopo essere entrata nel mulino insieme alla madre, aprì senza essere vista una piccola porta e cadde improvvisamente nelle acque vorticose e gorgoglianti del fiume.

La madre, non vedendo più la figlia, fu allertata dalle grida che provenivano dall’acqua: accorsa sulla riva del fiume, non riuscendo a individuare la piccola, capì che la sorte di Margherita era segnata. Dopo lunghissimi minuti di vane ricerche tra i flutti, i presenti erano ormai rassegnati e si aspettavano di trovare il corpicino, da un momento all’altro, tra i raggi della ruota del mulino. Quand’ecco compiersi il miracolo: la madre di Margherita, donna assai pia, si buttò in ginocchio davanti al pilone dedicato alla Vergine, a mani giunte, implorandola di salvare la figlia. Intorno si era radunata una piccola folla.

La sua richiesta fu ascoltata. All’improvviso, ecco apparire dal pilone una luce intensa dalle sembianze umane che, dopo aver camminato tra i gorghi, si fermò tendendo la mano a Margherita, ancora viva, che si dibatteva tra le onde. La bambina, con l’aiuto divino, emerse dal fiume, rimanendo sospesa come una statua a mezz’aria e permettendo dunque alla barca dei soccorritori – ignari, fino a quel momento, della posizione della piccola – di salvarla dalle poderose ruote del mulino.

La costruzione della chiesa

Dal miracolo – perché di miracolo, secondo tutti, si era trattato – alla costruzione di una cappella prima e della chiesa poi, il passo fu breve. Come racconta ancora il Cibrario, «Questo prodigioso successo, così pubblico, così evidente, crebbe sì fattamente la divozione verso l’imagine dipinta su quel pilone, che subito colle offerte de’ fedeli si costrusse una cappella, in cui fu racchiuso, e poco dopo si cambiò da cappella in Chiesa, abbondando singolarmente in doni Madama Reale Cristina di Francia, che fe’ l’altar maggiore di fini marmi, ed arricchì di preziose suppellettili la Chiesa; il principe Maurizio di Savoia, Madama Reale Maria Giovanna Battista, e la regina Anna d’Orleans, la quale una o più volte la settimana solea recarsi a piedi, nel 1697 e 1698, al Santuario, implorando dal cielo, per intercession della Vergine, conforto di prole maschile, che poi le nacque in maggio del 1699».

Del miracolo rimane traccia in un affresco all’interno della chiesa, sopra la porta d’ingresso, mentre il pilone votivo è stato inglobato dall’altare maggiore.