Nessuno conosce il contenuto di quello che oggi dirà, dopo l’appello, durante le comunicazioni. Difficilmente saranno le sue dimissioni, ma comunque le parole di Chiara Appendino potrebbero segnare la fine di un’epoca, quella in cui lei è alla guida di Torino.

La sindaca di Torino si è rifugiata con la sua famiglia lontano dalla città, un lungo weekend di riflessione, anche di confronto con il suo miglior consigliere, il marito Marco Lavatelli. Anche l’imprenditore, che più di una volta in questi tre anni non certo facili per la moglie l’aveva invitata a non mollare, questa volta sarebbe convinto del contrario.

Un weekend dove le voci si sono rincorse. Tutte smentite. Si è parlato addirittura di una conferenza stampa in cui lei avrei avrebbe potuto lasciare l’incarico. Niente di tutto questo.

Chi sta scrivendo da alcuni giorni la lettera di dimissioni è il suo vice, Guido Montanari, come era prevedibile. Lui lo aveva detto, poche ore dopo essere diventato il capro espiatorio nella querelle Salone dell’Auto: se Appendino avesse chiesto un suo passo indietro avrebbe preso in considerazione la cosa.

Da giovedì il nome di Alberto Unia, unico assessore di provata fede grillina che sostituii un altro capro espiatorio, Stefania Giannuzzi, dopo la tragedia di Piazza San Carlo, avrebbe già dato la sua disponibilità a portarsi a casa la delega di Montanari, il quale resterebbe in giunta come assessore all’Urbanistica.

Certo che Appendino un pensiero di farlo fuori del tutto lo ha avuto in quelle ore in cui lei stesse si è definita “furiosa”. Ma ci sono troppi contro e pochi pro.

Le comunicazioni di oggi sono anche – o meglio – soprattutto, una sfida, una resa dei conti con la sua maggioranza, diventata nel tempo più ostica nei suoi confronti di quanto non sia l’opposizione.

Ed è proprio ai suoi che pubblicamente vuole chiedere la fiducia. Basta riunioni del lunedì, basta parlarsi tra di noi: la Sala Rossa diventi il banco di prova. Se questa amministrazione ha ancora motivo di esistere allora siano i consiglieri della maggioranza a difenderla. Altrimenti sia la stessa maggioranza a sfiduciare.

Ecco la preoccupazione dei consiglieri Cinque Stelle, lasciati per la prima volta, a quanto pare, all’oscuro di quello che Appendino dirà urbi et orbi.

Dunque, come detto, a sorpresa (perché più volte in questi tre anni si è parlato di rottura tra sindaca e i suoi, ma era sempre e solo “fuffa”) veramente oggi potrebbe essere l’ultimo consiglio comunale dell’Era Appendino.

Anche perché la “Chiara” non ha più narrazioni utili in grado di salvare la baracca.