I protagonisti della vita italiana davanti al Libro dei libri. In questo volume, tanti personaggi dichiaratamente, o solo apparentemente, lontani dalla fede raccolgono la sfida della Bibbia. È La Bibbia dei non credenti (Piemme), curato dal giornalista Francesco Antonioli, al Circolo dei lettori lunedì 4 febbraio, ore 18. Una serata di dialoghi fra il curatore del libro e l’imprenditore Marco Boglione, il curatore di Torino Spiritualità Armando Buonaiuto, il monaco di Bose Guido Dotti e l’economista Elsa Fornero, accompagnata dalle letture di Olivia Buttafarro. Per parlare di fede, al di là dei luoghi comuni.

«Questo non è certo un libro di esegesi biblica, e neanche una raccolta di meditazioni “laiche”. Mi pare piuttosto uno stimolo, accattivante nella snellezza della forma, offerto a credenti e non credenti in due direzioni estremamente importanti, oggi forse più che mai. Da tempo si parla della Bibbia come “grande codice” della civiltà occidentale, ma questo cosa significa in concreto? Quali episodi, quali volti, quali immagini bibliche hanno plasmato l’orizzonte simbolico e culturale di generazioni di uomini e di donne nate e cresciute in una società che non poteva non dirsi cristiana? E quali di questi racconti, di queste vicende, di questi personaggi storici o leggendari parlano ancora oggi, come parlano, per esempio, le figure immortali del teatro classico?

Ancora più importante il secondo “spazio” visitato da queste pagine: la lotta anti-idolatrica, cioè il combattimento quotidiano per affrancarci da vecchie e nuove schiavitù e ribadire la grandezza e la libertà dell’essere umano. Perché se esiste una frontiera tra fede e non fede, tra libera adesione a una realtà altra e più grande di sé e asservimento al proprio egoismo e alla mentalità dominante, questa non segue confini di stati o di epoche, non separa confessioni religiose o correnti di pensiero, ma passa nel cuore di ogni persona, credente o non credente: è lì, non altrove, che il seme può germogliare, senza che nessuno sappia come, e produrre i frutti più diversi, stupendi proprio per la loro varietà», dalla prefazione di Enzo Bianchi.