Dopo averlo favorito con ogni mezzo, è nato il tanto sospirato Governo giallo verde, con buona pace di tutti coloro i quali erano abituati a identificare il verde in politica con l’ambientalismo.

È nato dall’unione di due forze eterogenee e diverse fra loro, il cui collante è stato costruire un fronte anti Partito Democratico che, nonostante lasci un Paese con tutti i dati economici in positivo, è riuscito a lasciarsi rappresentare come conservatore e amico dell’establishment. Unione, quella fra Lega e 5 Stelle, che più sarà attaccata dai “vecchi poteri forti” più sarà in grado di tenersi unita. Il Pd sta erroneamente cercando di riproporre lo schema di opposizione dei populisti nella speranza di raccogliere i frutti con la rendita da posizione.

Nulla di più sbagliato. Le forze riformiste e progressiste devono ripartire dai propri errori, dalle distanza create coi corpi intermedi e da una prospettiva che non sia figlia di un gioco al ribasso.
È tempo oggi di offrire un orizzonte politico ai progressisti e alle persone che si riconoscono nella Sinistra. Un progetto che non sia esclusivamente di natura parlamentare ma che sia di natura politica e collocato a pieno nel tempo presente.
Il senso e la direzione di marcia del Partito Democratico nei prossimi anni devono nascere da una profonda e sincera riflessione di fondo e da un realistico bilancio dei movimenti progressisti in questi anni.

Alla base del nostro essere di sinistra stanno i valori etici di libertà, uguaglianza e giustizia sociale: i sistemi di convivenza, i modelli di crescita e sviluppo, le strutture e le procedure politiche e i principi su cui si fonda la nostra visione e la nostra capacità di tenere assieme, devono fondarsi su questi principi.
La sinistra nasce come risposta a un modello fortemente diseguale che tendeva a negare le libertà e opportunità a una parte di essa, quella più povera e indigente. Il socialismo nasce per correggere tali storture ed è necessario continuare ad essere lo strumento che corregge le strutture della società di oggi.

Dobbiamo partire da una profonda riflessione su come conciliare le responsabilità di governo e il tessuto sociale in cui affondano le nostre radici. Non si tratta esclusivamente del problema numerico di con chi si va a costruire una maggioranza di governo, attraverso quali alleanze e con quali partiti, ma il problema vero è quello della qualità e degli indirizzi generici delle altre forze politiche con cui pensiamo di governare

Il ruolo storico della sinistra è sempre stato quello di essere anticipatore dei cambiamenti che in questa fase storica non sono lenti come in passato, ma sono esplosivi; è compito della sinistra accelerare questo processo di adeguamento ai cambiamenti che ci troviamo ad affrontare con rapidità.

La politica deve cogliere il senso e la direzione del movimento e delle dinamiche verso cui va la nostra società, imparare a decifrare tali movimenti e offrire una sempre aggiornata gestione dei problemi
Nostro compito deve essere quello di aprire un dialogo con le forze che si ispirano ai nostri principi e a chi intende il cambiamento come un valore positivo, come qualcosa che serve a ridurre le differenze, accorciare le distanze e raddrizzare le storture e in tale ottica intende affrontare i grandi temi della società di oggi: il lavoro, lo sviluppo e la sicurezza.

Questo orizzonte politico deve essere condiviso con i movimenti, le associazioni e i partiti che hanno nelle proprie radici valori condivisi, che vedono le stesse storture e sentono l’urgenza del cambiamento. Penso alle grandi ispirazioni socialiste, a quelle cristiano sociali, alle culture ambientaliste, ai sindacati e a tutto ciò che riesce ad aggregarsi intorno al civismo nonché alle esigenze che non hanno trovato risposta nel Movimento 5 stelle.

È plausibile pensare che una parte degli elettori dei 5 stelle li abbia votati perché hanno fatto loro le istanze di cambiamento, trasparenza, onestà e meritocrazia. Ma questi sono valori che da sempre hanno contraddistinto i partiti di sinistra ed è stato folle lasciare ad essi la rappresentatività di tali valori. Come è folle oggi non riconoscere parte di questi valori come un elemento che accomuna la parte progressista e riformista di questo paese

Il Partito Democratico non può stare fermo in attesa ma deve essere in continuo fermento, deve essere stimolato dall’interno e dall’esterno in una continua ricerca di adattarsi ai tempi e ai luoghi. Un partito la cui leadership deve essere contendibile e che deve rende facile il cambiamento interno.

Rendere difficile il cambiamento interno è un male in sé perché chi sa di essere inamovibile, chi si circonda di persone fedeli e cieche, chi pensa a come blindare la propria posizione all’interno del partito, diventa inevitabilmente arrogante, consente stratificazioni di interessi e non permette la canalizzazione interna del dissenso. Una leadership non contendibile è un disvalore per il partito e segna una incontrovertibile propensione a divenire più piccoli, meno attrattivi e continuamente esposti a scissioni e abbandoni.

Un progetto politico che ha fallito ha bisogno del coraggio della verità e di non continuare un’ostinata corsa allo schianto.È tempo di slancio e coraggio, di lasciar perdere il calcolo e la convenienza. Parte di questo Paese ha bisogno di una visione comune e di un orizzonte condiviso, è tempo di salvare la speranza nella verità. A noi il compito di intraprendere questo cammino, poi l’intendace suivra.