A cavallo degli anni 2000 lo Stato Italiano ha dato corso a numerose dismissioni di società detenute dall’I.R.I. attuando una profonda operazione di privatizzazione, frutto di un serio ripensamento sul ruolo dello Stato come imprenditore.

Credo che sia giunto il momento che anche Torino ripensi in modo globale, articolato e laico alla revisione del “modello di Torino capitalista”. Ciò deve avvenire dopo un approfondito dibattito fra tutte le forze politiche e le parti interessate sui problemi della Città (partendo dall’ineludibile risanamento finanziario della stessa).

Certo occorre leadership da parte del Sindaco che si deve fare carico di guidare Torino nel cambiamento o se ritiene di non poter dar corso allo stesso farsi da parte.

La prospettata vendita di azioni Iren da parte di FSU, la difficile situazione di crisi finanziaria di GTT e Infra.To, la auspicata (da parte del Movimento Cinque Stelle) trasformazione di Smat in azienda consortile e la possibile vendita (prevista nel piano di riordino delle partecipazioni) da parte della Città di Torino di alcune quote societarie di minoranza impongono infatti da un lato una seria riflessione sul “modello Torino” e dall’altro  sulla capacità / adeguatezza del Sindaco Appendino e della Giunta Cinque Stelle di dar corso ad un profondo ed epocale  cambiamento dello stesso.

Se guardiamo a Torino ed al sistema delle partecipate della Città con occhio critico, ma non accecato dall’ideologia o dalle diverse prospettive politiche, non possiamo che constatare una realtà in chiaroscuro.

Vi sono indubbi esempi di storie di successo imprenditoriale (Iren e Smat) e casi in cui il modello industriale sviluppato dalle società partecipate dal Comune presenta criticità e non ha funzionato (Infra.To e GTT) con la conseguenza che dette società si trovano in una situazione di grave crisi finanziaria ormai sull’orlo del baratro.

Due esempi valgano per tutti.

IREN – Se ripercorriamo a ritroso le vicende della società (la cui capitalizzazione oggi si aggira intorno ai 2 miliardi e 600 milioni di Euro) appare evidente che siamo di fronte ad una storia di successo, un raro esempio di capitalismo pubblico che ha portato la società in dieci anni a diventare leader nel mercato. Iren è (anche per il tramite delle sue partecipate) con oltre 200 milioni di Euro di ricavi il primo fornitore della Città di Torino, che indirettamente ne detiene circa il 20% del capitale sociale. Negli anni Iren è venuta più volte in soccorso della Città acquistando alcune partecipate e distribuendo generosi dividendi.

GTT – Una storia sicuramente meno virtuosa e positiva è quella di GTT che con i suoi 540 milioni di Euro di debiti, un utile netto di circa 170 mila Euro e un fabbisogno di cassa di oltre 60 milioni di Euro da Luglio a Dicembre 2017, si trova ad affrontare una gravissima crisi di liquidità e deve necessariamente valutare il ricorso a misure straordinarie per riportare in equilibrio i conti.

In questa prospettiva le operazioni prospettate dal Sindaco Appendino e dalla Giunta Cinque Stelle sopra richiamate, sembrano costituire soltanto piccoli passi, non coordinati tra loro, finalizzati a reperire, in qualunque modo, liquidità destinata a dare ossigeno ai disastrati conti della Città e di GTT.

Ed infatti l’incasso di 70 milioni di Euro, derivante dalla vendita del 5% di Iren, dal quale dovranno essere detratti i costi della transazione e gli importi eventualmente versati a Intesa San Paolo a parziale rimborso del mutuo sarà distribuito da FCT Holding al Comune. Certo tutto ciò servirà (sempre che la vendita venga perfezionata nel 2017) a mitigare in parte il fabbisogno di cassa e a coprire alcuni buchi (minori oneri di urbanizzazione, mancato incasso di Amteco & Maiora, pagamento degli importi dovuti a Ream), ma in quale contesto e a quale prezzo?

Il Patto Parasociale sottoscritto da FSU e da altri sessantaquattro soci pubblici prevede l’impegno delle parti ad astenersi dal compiere qualsiasi operazione che possa determinare la cancellazione dall’elenco speciale e/o la perdita del diritto al voto maggiorato in relazione alle proprie azioni di Iren al di fuori dei trasferimenti consentiti ai sensi del Patto.

Al riguardo FSU ha conferito nel sindacato di blocco 359.135.573 azioni corrispondenti al 28% del capitale sociale e ha la disponibilità di 65.863.660 azioni ordinarie. La vendita del 5% di Iren da parte di FSU mette a rischio il controllo pubblico della società e non consente la massimizzazione del prezzo che deriverebbe invece da una cessione del controllo. L’operazione non appare quindi utile agli interessi di medio e lungo periodo della Città.

Del pari il ricorso a contributi pubblici ipotizzato in questi giorni sugli organi di stampa (mascherati sotto la forma di contributi statali all’acquisto di automezzi che mai avverrà, essendo certo che le somme verranno stornate per portare ossigeno ai conti della società) non serve a risanare GTT in modo strutturale, ma solo a guadagnare tempo.

Le operazioni prospettate dal Sindaco Appendino non costituiscono pertanto quanto serve a Torino in una situazione di grave crisi finanziaria come quella che attanaglia il Comune. La politica dei piccoli passi frutto di scelte miopi e prive di coraggio non porta lontano, forse assicura solo qualche mese in più di vita alla Giunta Cinque Stelle, ma in una prospettiva di medio termine è dannosa per la Città.

Occorre invece predisporre ed attuare un piano strategico di ampia portata sorretto dalla chiara comprensione della realtà e animato da una visione sul futuro della Città e del suo sistema di partecipate.

Occorre avere il coraggio di ripensare il modello di “Torino capitalistica” in una prospettiva di risanamento globale dei conti utilizzando al meglio i valori e gli asset di cui la Città dispone.

In questa prospettiva si possono inserire misure apparentemente dolorose come la vendita dell’intera partecipazione detenuta in Iren e la profonda ristrutturazione di GTT e Infra.To finalizzata unicamente alla loro successiva privatizzazione.

Certo la vendita della intera partecipazione detenuta dalla Città in Iren è un’operazione complessa e dalle molteplici difficoltà ed implicazioni, ma è anche un’operazione che se attuata correttamente consente alla Città di Torino di ottenere significative risorse da destinare al risanamento dei conti.

Per quanto riguarda GTT invece occorre avere il coraggio di affrontare il mercato con un piano industriale serio e credibile che rimetta in sesto i conti ricorrendo poi all’apporto di soci terzi cercando di evitare di addivenire ad una procedura concorsuale che rischia di mettere in ginocchio GTT ed il Comune di Torino.

*consigliere comunale

moranobis