Gigino da Pomigliano d’Arco ha vinto. L’Italia è finalmente libera dell’incubo della povertà. La promessa elettorale è stata mantenuta. Dalla fiducia al Senato sulla manovra finanziaria, per il Paese si apre una strada tutta in discesa. Entro pochi giorni i segni della crisi economica che punge da un decennio l’Italia spariranno come spariranno certamente i cumuli d’immondizia che, insieme a buche simili a fossi, impediscono la normale circolazione a Roma. Una nuova pagina della nostra storia è stata scritta. Nessuno avrebbe mai scommesso che sarebbe stato possibile, invece è accaduto: l’ingiustizia sociale è stata cancellata per legge grazie alla dedizione di un uomo che ha così voluto ricambiare la buona sorte che la vita gli ha donato.

Miracolato dal rischio lavoro, grazie a un padre che in nero ha fatto lavorare altri, salvato da una laurea mai presa che lo avrebbe visto fatalmente disoccupato, Gigetto, che nessuno più chiama Di Maio dopo le vicende sui condoni di famiglia, è consapevole di essere un personaggio dal fondoschiena smisurato e dunque ammirato dai giovani che scommettono sui social sull’inutilità dello studio, sul controsenso di coniugare correttamente i congiuntivi, nella speranza di essere scoperti da un comico triviale che capisce tutto di niente, al quale dire sempre sì.

Dalla prossima primavera il diritto di cittadinanza sarà una realtà in Italia. Milioni di euro saranno versati nelle tasche dei più bisognosi che avranno così un’altra buona ragione per votare il Movimento sociale Cinque stelle alle Europee. Qualche mese di soddisfazione a gratis, prima di ritrovarsi tutti noi con le casse statali vuote che suggeriranno a Gigetto e ai suoi amici di cordata un altro voto di fiducia per risolvere con un altro artificio i nostri guasti finanziari: l’uscita dell’Italia dall’Europa, il ritorno all’amata Lira con l’iniziale e inebriante sensazione di un ritorno all’antico, inflazione galoppante compresa. Ma Gigetto da Pomigliano d’Arco, a quel punto, ribadirà con orgoglio di aver preso a calci, almeno per un giorno nella vita, la povertà. Non importa, se nei restanti giorni, sarà la povertà a prendere a calci noi. Ditemi che è solo un incubo?