Con una politica che fluttua in una realtà liquida di costante mutamento, e con una città che arriverà forse con qualche delusione di troppo alla fine di questa consiliatura potrebbe sembrare  ad un osservatore distratto che lo scranno di Palazzo Civico sia tutta una questione tra centrosinistra e Cinque stelle. Gli apparentamenti nazionali si ripeteranno anche in salsa subalpina? Le elezioni amministrative non sono lontane quanto il calendario potrebbe suggerire, e il centrodestra c’è, pronto a osservare, ascoltare e, dopo essersi preso la Regione, pronto a tentare lo sgambetto sotto porta, come in un vero match per giocatori duri. E se il gioco sarà duro, la Lega si dice pronta a battere il calcio di inizio e, perché no, quello del gol.

La partita è assolutamente aperta; lo abbiamo dimostrato alle elezioni regionali ed europee. Anche a Torino il traino leghista può essere molto forte. E’ vero che il Partito Democratico alle ultime elezioni si è confermato ancora primo partito in questa città, ma in provincia il primo partito è la Lega. Inoltre penso che l’elettorato torinese non perdonerà l’alleanza con i Cinque Stelle in nome delle poltrone.

Lo afferma Elena Maccanti, parlamentare e giornalista, che nella Lega ha mosso i primi passi della sua carriera politica, crescendo e condividendo coi compagni di avventura della prima ora i successi, le cadute e il nuovo momento di slancio, sempre più confermato dai sondaggi nazionali.

La Lega è primo partito soprattutto nelle periferie. Abbiamo ottenuto un risultato straordinario a Barriera di Milano e nelle circoscrizioni più periferiche di questa città mentre abbiamo sofferto nel centro, dove paradossalmente il Partito Democratico ha tenuto molto bene.

E che spiegazione dà a questi risultati?

La Lega è un movimento che è straordinariamente a fianco dei cittadini più deboli, quelli che in questa città più soffrono per la carenza di lavoro e per un’immigrazione incontrollata, cui la Lega nei 14 mesi di governo ha oggettivamente saputo dare risposte. Penso ai decreti sicurezza, alla legge sulla legittima difesa, all’installazione delle telecamere negli asilo e nelle case di riposo. Per questo siamo stati premiati nelle periferie, dove interi quartieri hanno cambiato la loro identità a causa di un’immigrazione senza controllo. La nostra sede non a caso è in via Poggio, in corso Vercelli. In periferia noi ci andiamo e vediamo quello che c’è.

Eppure la Lega non sembra avere molto appeal presso l’elettorato moderato; lei che ne pensa?

Forse non lo abbiamo ancora saputo intercettare, o forse ci si attende dalla Lega quel salto in più che ora siamo pronti a fare. In questi anni siamo stati spesso identificati per le nostre proposte sull’immigrazione, su cui, certo, abbiamo le idee molto chiare. Ma la Lega ha proposte forti anche sull’economia, sulle piccole e medie imprese, sulle politiche per il lavoro..

Nonostante questo, il cosiddetto “ceto medio” ha probabilmente ancora qualche reticenza…

Per questo dobbiamo lavorare per diventare interlocutori attenti e affidabili, è assolutamente necessario. Essere prima forza politica in Piemonte è una responsabilità e un onore. Ora vogliamo dare risposte e dimostrare che a quel consenso elettorale corrisponde una classe dirigente capace, che si è formata e che ha voglia di mettersi a disposizione della sua comunità.

Da cordone di salvezza contro la deriva autoritaria, oggi l’accordo tra pentastellati e Partito Democratico sembra voler diventare, almeno nelle intenzioni del segretario Zingaretti, un’alleanza politica da sperimentare anche nelle elezioni amministrative locali. Se questo si proponesse a Torino?

Se fossi cinica le direi “magari fosse così”. Se a Torino venisse riproposta l’alleanza romana, sarebbe una campagna elettorale probabilmente in discesa per noi, non soltanto sotto il profilo della dialettica politica quanto per quello che questa amministrazione ha saputo dimostrare.

Lei oggi avrà in audizione a Roma la Ministra Pisano, che è stata assessora all’Innovazione e Smart City nella Giunta  Appendino. Cosa le dirà?

Alla Ministra chiederò innanzitutto le scuse ai cittadini torinesi. Perchè è stata promossa ministro dell’Innovazione mentre nella sua città, la città di cui era assessore, regnava il caos, su una delle sue competenze fondamentali, l’anagrafe, con cittadini che da mesi sono costretti a mettersi in coda alle due del mattino davanti ai cancelli di via della Consolata per poter ottenere una carta di identità o un certificato. Ma l’innovazione non dovrebbe semplificare la vita dei cittadini? Cittadini che pure ha provato a sedurre…

Cioè?

Pisano ha venduto il sogno di Torino laboratorio per la sperimentazione di altissime tecnologie, meritandosi anche l’appellativo di “signora dei droni”. Peccato che i vigili urbani, dotati da tempo di droni per il monitoraggio del traffico, non abbiano l’autorizzazione per farli volare. Hanno invece volato, purtroppo, i droni con i quali ha sostituito i tradizionali fuochi di San Giovanni, con uno spettacolo che ai più è parso solo costoso e piuttosto misero nei risultati. Ha candidato Torino laboratorio per le auto a guida autonoma ma i test dell’auto Smart sono ancora fermi. E lo sportello high-tech per le imprese resta aperto solo un giorno per tre ore a settimana. E riceve su appuntamento. Ma quello che è più grave è un altro aspetto.

Quale aspetto?

Governare una metropoli è complesso: l’incapacità di rendersi conto degli errori non è perdonabile. La pista ciclabile in via Nizza è un esempio: cavalcando il mito della mobilità dolce, dell’uso della bicicletta diffuso, con una doppia pista ciclabile con doppio senso di marcia, si è soltanto creato un caos nella circolazione stradale. Ma quello che è peggio è che non ci sia la capacità di rimediare ai propri errori. Un po’ di umiltà da parte di sindaco e assessori, ammettendo gli sbagli, non sarebbe guastata.

Facciamo un gioco. Ora le dò carta e matite e disegniamo insieme l’identikit del candidato sindaco come lo vuole il centrodestra. Uomo, donna? Civico? Politico?

Non è importante se uomo o donna anche se penso che le donne abbiano una marcia in più, ma io sono di parte! Ciò che conta è avere un sindaco che non sia, come oggi lo è Appendino, ostaggio di una maggioranza e di una ideologia che alla fine l’ha imprigionata. C’è bisogno di decisione e rapidità di azione.

Ad Appendino è mancato il coraggio, secondo lei?

Penso a quanti passi in avanti ha fatto la città grazie a un Ministro dell’Interno come Matteo Salvini. Penso allo sgombero del MOI, che questa città aspettava da anni; penso allo sgombero dei centri sociali, che hanno tenuto in scacco per anni questa città;  penso ai campi rom. Credo che il prossimo candidato sindaco dovrà avere più coraggio.

Qual è il ruolo che la società civile può svolgere?

Un ruolo importantissimo. Tutte le migliori energie della società civile devono essere coinvolte  soprattutto quando in campo c’è un progetto per una nuova amministrazione, per una nuova identità; credo però anche che la politica non debba mai abdicare al suo ruolo. La scelta di un candidato civico non deve essere un alibi per consentire alla politica di lavarsene le mani. La Lega è abituata a metterci la faccia. Sempre. Poi ultimamente gli uomini super partes ci suscitano un po’ di diffidenza, guardi come si è comportato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Insomma il candidato civico non la esalta…

Non è questo. Credo che anche per la sfida del 2021 la politica debba mantenere la sua centralità, sia nella scelta del candidato che nella guida della città. Credo che occorra partire presto e che sia obbligatorio crederci!