È stato inaugurato sabato 29 giugno a Bardonecchia il Grande Acquedotto per la Valle di Susa, il nuovo impianto di Smat destinato a migliorare la gestione delle risorse idriche di questa ampia porzione della Città Metropolitana di Torino. Il taglio del nastro, alla presenza dei sindaci dei vari Comuni interessati dall’opera, con la partecipazione del vescovo di Susa e vari rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e del presidente di Smat Paolo Romano, è avvenuto nell’impianto di potabilizzazione di Bardonecchia, fulcro di quest’opera che ha richiesto quasi dieci anni per la sua realizzazione. Un progetto resosi necessario visto la cronica carenza di acqua in Valle di Susa, in un territorio che conta 27 comuni per un totale di 77mila residenti e che con i villeggianti arriva a 90 mila. Un’opera frutto anche di una straordinaria lungimiranza perchè potrà soddisfare le necessità idriche anche in un futuro prossimo, quando i cambiamenti climatici causeranno inevitabili alterazioni nel ciclo delle acque, con ulteriore scioglimento dei ghiacciai residui e un regime di precipitazioni caratterizzato da fenomeni irregolari, che tenderanno a estremizzare i periodi di siccità e i rovesci temporaleschi.

Uno scenario ormai non più futuribile, ma evidente, come hanno potuto sperimentare gli stessi residenti e i turisti presenti in valle, dove proprio in questi giorni sono stati battuti tutti i record di temperatura precedenti. Un caldo anomalo per la stagione, registrato in tutta Italia, ma ancor peggio è andata in Francia, dove in Provenza è stata raggiunta la temperatura record di 46°, roba da regioni tropicali. Lo ha sottolineato il noto climatologo e divulgatore Luca Mercalli, presente alla cerimonia, che ha rimarcato l’importanza di prepararsi a gestire un’emergenza climatica ormai presente, che non può più essere evitata, ma solo gestita e mitigata con azioni opportune. E il nuovo acquedotto di Smat va proprio in questa direzione.

L’acqua, prelevata nel bacino della diga di Rochemolles, che in questi giorni è ai massimi della capienza per via del disgelo dopo la stagione invernale, viene convogliata prima a una centrale idroelettrica, dove contribuisce a generare energia rinnovabile, quindi fluisce nell’impianto di potabilizzazione di Bardonecchia, per essere poi distribuita a tutta la Valsusa, fino a Caselette, alle porte di Torino. La capacità dell’acquedotto è di 15.000.000 di metri cubi all’anno. Partendo dai 1992 metri di altitudine della diga, l’opera si snoda lungo la valle per 66 chilometri, garantendo una portata media di 550 litri al secondo.

Fra i molti presenti, abbiamo incontrato Paolo Legato, direttore del MAcA, il Museo A come Ambiente di Torino, istituzione museale che collabora attivamente con Smat e dà grande rilievo alle tematiche relative all’acqua, il quale, oltre a sottolineare l’importanza dell’opera ha posto l’accento su un altro aspetto rilevante: quello della valenza “solidale” dell’acquedotto. Infatti, la costruzione dell’opera ha richiesto un impegno finanziario considerevole per Smat, una Spa interamente di proprietà pubblica, partecipata da quasi cento comuni piemontesi, compreso il capoluogo, i quali hanno dato il proprio assenso a un investimento che, di fatto, beneficia solo un terzo degli enti comproprietari dell’azienda idrica. Una cosa non da poco e un esempio lodevole, in questi tempi di ristrettezze di bilancio e in quest’epoca in cui in troppi guardano solo ai propri interessi di bottega e al proprio cortile di casa.