Il giorno dell’inaugurazione

È il 26 ottobre 1879: c’è una grande folla in Piazza Statuto a Torino, dove sta per essere inaugurato uno strano monumento. È presente persino il re Umberto I.

L’idea è stata del Presidente dell’Accademia Albertina di Belle Arti, il conte Marcello Panissera di Veglio, per celebrare con la dovuta importanza il neonato traforo del Fréjus, costruito per collegare Italia e Francia attraverso l’omonimo monte. Un grandioso tunnel realizzato in quattordici anni grazie al lavoro di 4.000 operai.

L’opera commemorativa è realizzata da Luigi Belli: si tratta di una fontana con all’interno una piramide di blocchi di pietra, trasportati a Torino dagli stessi scavi del traforo.

La piramide, al centro della vasca stante a rappresentare i torrenti alpini, è sormontata da un genio alato trionfante con una stella a cinque punte rovesciata sul capo e con in mano una penna.

Sui blocchi di pietra sono accasciate, sconfitte, delle figure antropomorfe: sono sette Titani, simbolo della forza bruta della Natura, sconfitti dall’ingegno e dalla scienza che hanno permesso la costruzione del traforo del Fréjus. Alla base della piramide sono ricordati i nomi dei tre ingegneri che realizzarono il progetto, incisi dalla penna del genio.

Nel 1971 venne aggiunto un riferimento a Giuseppe Francesco Medail, bardonecchiese sostenitore dell’idea del tunnel che morì prima di vederlo realizzato.

C’è però qualcosa di strano e, se vogliamo, di “poco scientifico” nella forma del monumento: fortemente simbolico, oltre che commemorativo, non ricorderebbe intuitivamente l’opera ingegneristica a cui è dedicato. Molte ed immediate furono le critiche: sgraziato, opprimente, con i massi trasportati dagli scavi che poco ricorderebbero una montagna.

La posizione del monumento

D’altra parte, la posizione della piramide cattura subito l’attenzione: il monumento del traforo è posizionato poco distante da un’altra costruzione molto particolare di Piazza Statuto. Si tratta dell’obelisco realizzato nel 1808 da Giovanni Battista Beccaria, noto matematico torinese, che reca in cima un astrolabio e deve la sua posizione ad un antico calcolo trigonometrico: si trova infatti sul Gradus Taurinensis, il meridiano che attraversa Torino.

Piazza Statuto come vertice della magia nera

In effetti, la presenza in Piazza Statuto di due costruzioni così simili e particolari non è un caso. Già al tempo dei Romani, questa era la zona della città dove il sole tramontava prima: le tenebre si allungavano sul castro romano a partire dall’odierna Piazza Statuto, da sempre una zona vista con timore e considerata infausta. Era in questa parte di città che venivano eseguite le condanne a morte e seppelliti i defunti, in una grande necropoli che comprendeva il tratto da corso Francia a via Cibrario.

Aggiungiamo: Piazza Statuto si trova anche vicina al Rondò della Forca, luogo deputato alle impiccagioni nell’800.

Una zona assai nefasta e permeata di energie negative. La tradizione esoterica ha sempre visto perciò la piazza come il vertice basso di un triangolo di magia nera che unirebbe Torino, Londra e San Francisco. Lo stesso capoluogo piemontese sarebbe inoltre il vertice di un triangolo di magia bianca insieme a Praga e Lione (ma questa è un’altra storia).

Interpretazioni del monumento del Traforo del Fréjus

Vista la natura simbolica del monumento e la zona in cui è stato collocato, la costruzione ha dato luogo a diverse ricostruzioni su possibili e misteriosi significati.

Per molti, le figure sulle rocce altro non sarebbero che gli Uomini, sconfitti nel disperato e vano tentativo di raggiungere la vetta della Conoscenza, rappresentata dal massonico genio alato del progresso.

Altri, prendendo spunto dalla ricostruzione magica di cui sopra, vedrebbero nella figura del genio le sembianze di Lucifero, il portatore di luce diventato incarnazione del Male assoluto, che da quella posizione controllerebbe Piazza Castello, centro positivo della magia bianca torinese.

Lucifero, con le mani rivolte verso il basso a voler fermare la scalata degli Uomini, indicherebbe una delle porte dell’Inferno nascosta sotto il monumento.

Tale ipotesi era stata ispirata anche dalla posizione sul capo della scultura del pentacolo della Conoscenza rovesciato, che venne rimosso nel 2013 per fermare definitivamente i riferimenti all’occultismo.

Una ulteriore ricostruzione vedrebbe il genio come un genius loci di Torino, uno dei tre spiriti posti a protezione della città insieme alla Vittoria alata sul Colle della Maddalena e all’angelo che un tempo sovrastava la sommità della Mole Antonelliana.

Molti vedrebbero invece il monumento come una allusiva dedica ai 48 operai che morirono durante i lavori di costruzione del traforo, decimati da incidenti e da un’epidemia di colera. Parecchi torinesi, in effetti, ancora oggi credono erroneamente che l’opera sia dedicata proprio a costoro. D’altro canto, proprio i Titani (o gli Uomini, o gli operai) sono i veri protagonisti del monumento, oppressi dalla fatica e dalla spossatezza della infruttuosa ricerca.