Chiara Appendino, di ritorno da Dubai, ha rilasciato una intervista al quotidiano “La Stampa” in cui sostanzialmente sostiene che la Tav Torino-Lione sia roba vecchia da abbandonare, che in fondo aver perso la candidatura olimpica non è poi cosi grave e che sbagliano gli industriali e le categorie economiche a ritenere la Città ferma in quanto abbiamo l’arrivo dell’albergo di Ikea a Porta Susa, l’ampliamento di H&M e Rinascente e l’arrivo del Mercato Centrale a Porta Palazzo.

Ora, senza nulla togliere a queste iniziative che sono meritorie e che certamente sosteniamo, così come sosteniamo il progetto di Torino città-laboratorio per le tecnologie 5G, quello che colpisce di più non sono tanto i contenuti dell’analisi di Appendino tutta atta a negare le evidenti difficoltà, ma il livello generale cui si ferma la sua analisi, la miopia, la micragnosità, il provincialismo reso sistemico.

Stiamo parlando della Sindaca della quarta città d’Italia, un tempo capitale del Regno e per decenni capitale industriale europea e mondiale. E stiamo parlando della replica, a distanza di giorni e quindi si suppone meditata, alla mobilitazione di tutte le categorie economiche della Città, fatto assolutamente inedito nella nostra storia, contro una scelta politica di una amministrazione comunale.

Penso da tempo che questo scadimento generalizzato della qualità dei gruppi dirigenti del Paese sia la causa di molti mali italiani. L’aver lavorato per decenni a demolire la politica e i politici, anche da parte di molti che oggi si stracciano le vesti scandalizzati per la pochezza culturale di chi guida la città e il paese, ha prodotto i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.

È vero, la politica ha fatto di tutto per facilitare il compito. I grillini esistono a causa dei partiti politici incapaci di rigenerarsi e interpretare il cambiamento e dare risposte. Tuttavia un po’ di responsabilità ce l’ha anche chi ha sottovalutato, enfatizzato, o peggio irresponsabilmente sostenuto sotto il profilo culturale quanto stava avvenendo nel Paese. Oggi se tutti possono fare tutto, compreso il Sindaco o l’Assessore della quarta città d’Italia un po’ di responsabilità ce l’hanno tutti, anche a Torino.

Spero che questa fase, purtroppo ancora lunga e che temo lascerà sul campo moltissime occasioni perse, serva di lezione e di monito per il futuro e per chi dovrà arrivare dopo. Alla società civile ma anche, anzi soprattutto, ai partiti e alla politica.

Penso che dobbiamo tutti insieme lavorare e avere il coraggio di riportare al centro delle scelte la parola Competenza. Selezionare in base alla competenza. Lavorare perché emerga la competenza. Perché Torino e l’Italia possano essere guidate da persone competenti.

Penso, voglio credere e sperare, che dopo questa fase di esperimenti al buio, del “lasciamola lavorare, è simpatica e ha entusiasmo”, del “se in passato l’ha fatto lui lo può fare anche lui, tanto uno vale l’altro”, arrivi la fase in cui in modo collegiale, aperto e trasparente, si cercheranno di individuare e far emergere idee e personalità in grado davvero di avere quel livello, quel respiro alto, cui, a furia di essere immersi nella mediocrità imperante, temo si sia smesso di aspirare.

Non so se alla fine la Tav si farà o no. Quello che penso è che però ai prossimi anni competono le scelte che decideranno davvero il definitivo declino o il rilancio di Torino.

Questo un obiettivo politico su cui mettersi al lavoro, fin da subito.