Si può ricorrere ad una perifrasi del ritornello di una canzone scritta dall’indimenticabile Rino Gaetano e cantata, postuma, a Sanremo da Paolo Rossi per descrivere al meglio l’esito del dibattito in Sala Rossa in merito all’interpellanza generale, presentata dai capigruppo di minoranza, sul calo di turisti a Torino nei primi mesi del 2018.

Se gli interpellanti, infatti, hanno chiesto all’assessore competente Alberto Sacco conferma dei dati sulle presenze alberghiere, che a loro dire sarebbero in calo dell’11 per cento rispetto al 2017, con un trend negativo che già si registrava tra il + 7,9 del 2015 al + 1,1 di due anni dopo, quando invece il giro d’affari del turismo italiano, reso noto da Federalberghi, è cresciuto percentualmente del 17,7, sostenendo che il turismo a Torino sia in crisi, dai banchi della Giunta e della maggioranza hanno ribattuto punto per punto.

Compreso lo smentire, come detto nel testo dell’interpellanza, che l’assessore sia convinto «che la delega al turismo corrisponda al fatto che almeno per il momento il turista lo sta facendo lui per le fiere enogastronomiche di mezzo mondo, ma che contemporaneamente, i turisti nella nostra città stanno calando».

Piccata la risposta di Alberto Sacco: «Non faccio il turista nelle fiere enogastronomiche, come testimonia l’agenda dei miei spostamenti. Per ciò che attiene agli andamenti la Città, con Camera di commercio, Turismo Torino e associazioni di categoria condivido i dati dell’osservatorio alberghiero. Si tratta di un campione di alberghi che fornisce le tendenze alberghiere ma non gli affitti turistici in case privati che sono quelli in più forte crescita».

Quindi, il calo riguarderebbe solo un campione di alberghi e sarebbe dettato dal fatto che nello stesso periodo dell’anno precedente in città ci furono due importanti appuntamenti calcistici e due date del tour del cantante Ed Sheeran. E qui inizia la guerra di cifre: «Poi ci sono i dati diffusi venerdì scorso dalla Regione Piemonte che danno un +8.41% di arrivi nel 2017 rispetto all’anno 2016, superando quota 1.200.000 persone, e un +1.52% sulle presenze, pari ad oltre 3,7 milioni di pernottamenti. Per l’extralberghiero abbiamo, solo sugli Airbnb, un incremento nel 2017 del 30% per un totale di 144.000 pernottamenti. Per quanto riguarda l’aeroporto di Caselle sappiamo che nel 2017 ha superato un record storico con i suoi 4.2 milioni di passeggeri, con un aumento del 3,8%. Tutto ciò grazie a molte nuove rotte ed accordi, come quello con costa Crociere». Insomma per l’esponente della giunta «parlare di calo del turismo è improprio».

Dai banchi della minoranza interviene il capogruppo del Pd Stefano Lo Russo, per il quale «a sentire la risposta dell’assessore, viene il dubbio di vivere in due città diverse» sorprendendosi del fatto che «nell’ambito di una, pur minima, ripresa del quadro economico complessivo che porta ad un rilancio del turismo nel nostro Paese, con Torino che risulta fanalino di coda della regione e della provincia e in controtendenza con i dati degli anni precedenti e della media nazionale, non ci siano la consapevolezza e l’orgoglio di mettere in campo correttivi adeguati».

Sulla stessa lunghezza d’onda l’ex sindaco Piero Fassino, secondo cui «tra il 2011 e il 2016 Torino si è caratterizzata come una delle città italiane con la maggiore crescita di eventi culturali, turistici e congressuali. Nel 2015 i musei torinesi hanno staccato il numero record di 5.200.000 biglietti! Abbiamo investito in cultura, in innovazione e nella diversificazione delle offerte della città in un momento di crisi economica. L’aeroporto è passato da 3 a 4 milioni di passeggeri perché la città ha costruito una sua identità attrattiva. Ora non dobbiamo disperdere questo patrimonio per motivi strumentali, come è avvenuto con il festival Jazz, che siete stati costretti a riprendere».

E, ancora, Mimmo Carretta, consigliere e segretario provinciale del Pd: «Avete sparato addosso alla maggioranza precedente quando la Città cresceva e il turismo aumentava. E avete bocciato il modello che noi avevamo proposto. Non vedo però una visione alternativa del M5S, se non l’esaltazione dei mercatini. Torniamo a discuterne nelle Commissioni consiliari, con senso istituzionale, accettando le critiche e discutendone insieme».

A difendere il fortino grillino ci pensa il consigliere grillino Andrea Russi: «I dati sono numeri e ognuno ci vede quello che vuole ma, per dargli un significato bisogna contestualizzare. La prima grande menzogna per dimostrare il trend negativo, riguarda l’omissione di dire cosa è successo negli anni precedenti a quelli citati. E allora si scopre che dati significativi di crescita si registrano solo nel 2015, contestualmente all’ostensione della Sindone. 67 giorni di turismo spirituale che ha riempito gli alberghi. Ma a fare grandi numeri con la Sindone sono bravi tutti», supportato dai colleghi pentastellati Massimo GiovaraAbbiamo trovato una città con una facciata bellissima, ma piena di debiti, e siamo dovuti intervenire. Anche organizzando grandi eventi e continuando a promuovere cultura» e Giovanna Buccolo che, in uno dei suoi rari interventi in Sala Rossa, ha sostenuto che «dipende anche da noi coltivare visioni che non facciano male alla città. A settembre si diceva che Torino avrebbe perso il salone del libro invece abbiamo fatto un’edizione record, come record è stato il ponte dell’immacolata, come l’affluenza a Pasqua. La visione c’è e Sacco l’ha spiegata, abbandoniamo la tendenza a piantare bandierine su chi è stato più bravo. Certamente possiamo migliorare, l’abbiamo già detto a proposito di Capodanno e San Giovanni».

Insomma, per dirla con le parole di Alberto Morano «dibattito non appassionante con questo ping pong di dati tra Pd e M5stelle. A me sembra manchi una visione, un progetto culturale e turistico per la città. Mi chiedo se il sindaco si sia mai seduto con l’assessore per studiare cosa fare per vendere l’immagine di questa città. Non è difficile ma serve avere una visione per riaffermare una percezione attraente della città e si inverta un’immagine legata a blocchi del traffico e piazza San Carlo».

In conclusione, oltre il gioco delle parti e dei numeri, restano i dubbi se il turismo a Torino sia in crisi o no, se sia una delle vocazioni di questa città da perseguire con convinzione, con competenza, con determinazione, se sia un’opportunità di crescita e di sviluppo. Se sia un male o se sia un bene. Anziché no.