Il risultato elettorale dà evidenza di un’Italia spaccata in due: il nord e alcune regioni del centro hanno votato prevalentemente centro destra o, in minima parte, Partito Democratico; il sud, le isole, le Marche e l’Abruzzo hanno votato in prevalenza Movimento Cinque Stelle. Questa fotografia dell’Italia è molto interessante.
Ed infatti la popolazione residente nelle aree più ricche, con i maggiori insediamenti industriali e con un benessere più diffuso ha dato il proprio voto ai partiti politici tradizionali.

“Uno di noi non può ingannare”

La popolazione residente nelle aree più depresse si è fatta invece attrarre dalle promesse elettorali del Movimento Cinque Stelle.
Ed allora occorre chiedersi: perché chi risiede nelle zone più disagiate, con minori possibilità di lavoro si è lasciato sedurre dalle promesse del Movimento Cinque Stelle e quali sono quindi le ragioni del successo del partito che fu di Beppe Grillo?

La risposta appare articolata.

  1. Nel lontano 1895 il saggista e positivista Gustave Le Bon scriveva: “È solo studiando la psicologia della folla che si può comprendere che le azioni della legge e delle istituzioni su di loro sono insignificanti, che loro (i popolani) sono incapaci di sostenere un’opinione qualunque se non quelle che gli vengono imposte e che non è con le leggi basate sulle teorie della pura eguaglianza che essi vanno guidati, bensì con lo studio di ciò che li impressiona e li seduce”.
  2. Il Movimento Cinque Stelle non è stato costruito su un programma definito in partenza, ma ha sviluppato progressivamente una piattaforma programmatica per dare risposte a richieste, sollecitazioni e bisogni molto diffusi fra i cittadini.
  3. Nel tempo è stato costruito un movimento a partire dal web che si è trasformato progressivamente da movimento on-line a movimento off-line e che è stato capace di gestire la protesta dei cittadini contro i partiti politici e il governo con la creazione di un soggetto politico che si propone per un nuovo tipo di rappresentanza dei cittadini nelle istituzioni democratiche.
  4. Le ragioni del successo del Movimento Cinque Stelle sono, secondo quanto sostenuto dai loro elettori, sostanzialmente tre: i) perché esprime la protesta contro tutti i partiti ed il governo; ii) perché ascolta di più le richieste dei cittadini e iii) perché fa, nella percezione degli elettori, proposte concrete e credibili, dimostrando di avere a cuore più il futuro degli elettori che quello della classe politica.
  5. Ecco, la percezione degli elettori Cinque Stelle che il Movimento faccia proposte concrete per risolvere i problemi della gente comune unita al fatto che queste proposte sono fatte da persone (spesso senza arte né parte), ma percepite dagli elettori “loro sono uno di noi”, rende queste proposte particolarmente credibili.
  6. Non vi è quindi nell’elettore Cinque Stelle la percezione di essere ingannato, perché, per definizione “uno di noi non mi può ingannare”.

In questo quadro si inserisce perfettamente la proposta, vero cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle fin dalla sua nascita, del reddito di cittadinanza inteso come sussidio mensile massimo erogato alle famiglie senza reddito. In aree geografiche dove le opportunità di lavoro latitano, dove la povertà è alta, dove le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese, la proposta di un reddito, sostanzialmente regalato, fatta da un soggetto percepito come credibile (anche se poi in concreto non lo è) è stata vincente. Bisogna riconoscerlo.

Ma quanto costa il reddito di cittadinanza? E l’Italia se lo può permettere?
Secondo stime condotte dall’ISTAT il costo sarebbe di circa 15/17 miliardi di euro all’anno, ed è ovvio che l’Italia non se lo può permettere. La promessa elettorale del Movimento Cinque Stelle si configura quindi come una vera e propria pubblicità ingannevole e cioè una pratica scorretta finalizzata esclusivamente a procurare consenso che, se fosse condotta nel mondo commerciale, sarebbe sanzionata dalla Autorità Garante della Concorrenza.

Ciò ovviamente non è possibile in politica, con la conseguenza che la capacità di manipolare il consenso dei ceti più poveri promettendo loro qualche cosa che è importante, se non addirittura indispensabile, e cioè un reddito per vivere, è particolarmente pericolosa e potrebbe favorire nel tempo derive autoritarie o l’esplosione di gravi e non controllabili tensioni sociali.

Poche persone infatti all’interno del Movimento decidono il destino di un Paese facendo promesse che loro stessi sanno irrealizzabili, ma che parlano, nel vero senso della parola, alla pancia della popolazione.
Se vogliamo che il nostro Paese non diventi preda di poche e spregiudicate persone, occorre riflettere a lungo su questo risultato elettorale che deriva da un uso irresponsabile della propaganda elettorale.

Naveen Prajapat