Non c’è pace per il giovane 33enne nigeriano investito da un treno lo scorso ottobre, nel Vercellese, sulla linea Chivasso-Novara. Quel giorno una dipendente delle Ferrovie avrebbe pronunciato la agghiacciante frase “Meglio lui che un’altra persona”. Uccidendolo una seconda volta.

Oggi, tre mesi dopo la tragedia, il consigliere regionale del Partito Democratico Gabriele Molinari denuncia pubblicamente il fatto che quel giovane è ancora in una cella frigorifera dell’obitorio di Vercelli e che non è ancora stato seppellito. Già, si sta aspettando che venga pagata una fattura da 540 euro per il recupero della salma e quanto chiesto per il funerale di povertà. E chi dovrebbe farlo? Secondo la sindaca di San Germano Vercellese, la leghista Michela Rosetta (nella foto con Matteo Salvini), non il suo Comune, su cui territorio sarebbe deceduto il giovane lanciandosi dal treno in corsa.

Perché il 33enne, secondo gli investigatori, si era buttato sui binari perché non era in possesso del biglietto. Un’inchiesta che non ha visto, sempre secondo la sindaca, coinvolto il paese. Inoltre il Comune di San Germano Vercellese non si sarebbe occupato del recupero della salma. Ma allora perché l’agenzia di pompe funebri che ha fatto il trasporto ha mandato la fattura all’amministrazione comunale, visto che non ci sarebbe stato il mandato? E perché l’Asl di Vercelli chiede proprio allo stesso Comune di sostenere le spese del funerale di povertà? La sindaca continua a dire che si tratta di spese che non competono San Germano Vercellese.

Ma intanto che si aspettano le risposte Gabriele Molinari si dice pronto a risolvere le questioni amministrative e a pagare lui le spese. «Nessuno, leggo sui giornali, – spiega Montanari – vuole accollarsi la spesa. Non commento neppure il rifiuto del comune del luogo del decesso, che adduce motivi formali, attendendo la decisione di un tribunale. Parliamo di somme non esorbitanti, ma parliamo soprattutto di un uomo da tre mesi in una cella frigorifera, in attesa di un atto di pietà: manca in morte come è mancata in vita».

Aggiunge Molinari: «Una situazione indegna, purtroppo non infrequente, comunque ai confini della realtà. Non m’interessa trovare il responsabile o “un” responsabile; chiunque sia, se c’è, risponderà alla propria coscienza».

«Per ciò che mi riguarda ho deciso di fare la mia parte e occuparmene direttamente, per quel che sarà possibile anche economicamente – continua il consigliere regionale – Non posso accettare di vivere in una comunità che trascura o rifiuta le più elementari forme di solidarietà, specialmente in casi come questo. Soprattutto non voglio».

«Non so quale sia la storia di questo ragazzo e perché sia finita così. So però che come ogni altra persona ha diritto a un funerale, a un saluto, a non rimanere dimenticato in un obitorio per mesi. Mi occuperò quindi di questa vicenda, cercando di trovare una soluzione. Condivido volentieri, con chi vorrà, la possibilità di essere di aiuto, con un gesto anche minimo. Siete tutti benvenuti in questa causa di civiltà e umanità», conclude Molinari.

E sono in tanti che in queste ore hanno deciso di dare una mano al consigliere regionale, mettendosi a disposizione, per contribuire anche per far, come scrive qualcuno, “luce su questo ennesimo atto di menefreghismo”. Per non farlo morire una terza volta.