In queste settimane a New York viene processato “El Chapo” Guzman, probabilmente il più importante e spietato narcotrafficante di sempre e sicuramente fra i più ricchi uomini del mondo (41° posto secondo Forbes), con un patrimonio stimato in 14 miliardi di dollari dal solo traffico di droga.

Messicano, oggi sessantenne è per la prima volta a processo dopo che due evasioni clamorose avevano vanificato le catture precedenti (1993 e 2014) e alle quali è seguito un terzo arresto (2016), accompagnato dal clamore mediatico conseguente al fatto che è avvenuto grazie anche ad una lunga intervista concessa a Sean Penn e all’attrice prediletta dal “Chapo” Kate del Castillo, eroina delle soap opera, pubblicata dalla rivista “Rolling Stone”. A conferma che i criminali spesso sono vittima della propria vanità piuttosto che delle forze della polizia. Insomma, una vita da romanzo, e infatti ne voglio parlare perché la vicenda di questo supercriminale è alla base di un dittico di capolavori letterari che definire di genere, noir ovviamente, è assai riduttivo. Sono “Il potere del cane” e “Il Cartello”.

Li ha scritti un maestro contemporaneo del genere, Don Winslow, investigatore privato e consulente legale prima che scrittore e se non li avete letti al momento della loro uscita, fareste bene a procurarveli: sono imperdibili, soprattutto se volete capire qualcosa del business più redditizio del mondo, quello della droga.

Lo stesso autore ha dichiarato che quello che ha scritto è (purtroppo) vero al 95% ed è la ricostruzione documentata e assai accurata degli interessi criminali che hanno mosso il narcotraffico dalla Colombia produttrice agli Stati Uniti, consumatore privilegiato, via Messico, prima solo canale di distribuzione, poi anche produttore. Winslow applica la tecnica investigativa allo studio della documentazione disponibile sulla materia e ne trae la fantastica tessitura narrativa che si snoda nei due romanzi, creando con essi un affresco potente e tragico che da qualcuno è stato definito il “Guerra e Pace” della droga.

La scrittura essenziale e di taglio cinematografico, con dialoghi brevi e fulminanti e assolutamente funzionali alla  perfetta descrizione  di caratteri e comportamenti, con le emozioni che nascono solo dai crudi  fatti e dalle parole  dello sterminato cast di attori che anima l’intrico di trame e sottotrame, di cui l’autore non smarrisce mai le fila, in modo da chiudere le traiettorie di personaggi e situazioni senza perdere nulla per strada, costruisce nell’arco delle complessive  oltre 1600 pagine dei due volumi una folgorante sintesi di 40 anni di lotte senza quartiere fra i vari cartelli della droga nel golfo del Messico (Sinaloa, Guadalajara e Tijuana), e fra questi e le polizie messicana e la DEA (l’agenzia federale antidroga americana ).

Il grande pregio di questa sintesi, oltre ad essere avvincente come e più di un thriller noir per i continui  colpi di scena, i cambi di prospettiva con cui sono visti i protagonisti, mai solo buoni o solo cattivi,  è quello di fare comprendere tutti i meccanismi operativi dell’enorme business, dalla coltivazione al trasporto e alla distribuzione,  le modalità di controllo e di intimidazione della popolazione e, soprattutto nel secondo libro, dei giornalisti, la corruzione a tutti i livelli con la quale permeare politici e polizia (ad esempio l’incredibile primo “soggiorno” del boss nel compiacente carcere trasformato in reggia dalla quale continuare a governare e dedicarsi ai propri piaceri di cibo e donne).

Non ci si annoia  mai, non si perde mai il filo di quanto sta accadendo, le pagine volano letteralmente una dopo l’altra ad inseguire la trama di cospirazioni, tranelli, stragi, ferocia e corruzione: ecco, forse bisogna essere un po’ “forti di stomaco”, se mi si passa il termine, per reggere l’abisso di terrore e ferocia in cui ci immerge Winslow.

E se moltissimi sono i protagonisti che a mano a mano arricchiscono il plot, in realtà due spiccano su tutti: da una parte Art Keller, agente della Dea accanitamente impegnato nella caccia al suo antagonista/deuteragonista Adnan Barrera, che altri non è che il gran capo del “cartello” pantografato sulla figura di El Chapo e colto sin dai suoi inizi al principio del “Potere del cane” come il giovane nipote prediletto dal capostipite, Miguel Angel Barrera, capo della Federacion, la cupola dei cartelli messicani ad inizio anni ’60 e di cui seguiremo tutte le gesta fino all’esito finale ne “Il Cartello”, accompagnati dal nostro Virgilio/Winslow in un inferno dal cuore di tenebra e senza speranza, laggiù a cavallo del confine fra Messico e California.

Esito questo sì solo immaginato dall’autore, perché nel 2015 (anno di uscita del libro), il finale (?) attualmente in corso al tribunale di New York ancora non era stato scritto.

“Il potere del cane”

di Don Winslow

Einaudi Super ET pagg. 714

€ 17

“Il Cartello”

di Don Winslow

Einaudi Stile Libero pagg. 882

€ 22